Il Thomson Reuters Institute ha pubblicato il 2026 AI in Professional Services Report, costruito sulle risposte di oltre 1.500 professionisti tra avvocati, commercialisti, revisori e consulenti il 15 gennaio 2026. Il dato che pesa di piu non riguarda la tecnologia ma il modello di business: il 40% dichiara che la propria organizzazione usa gia l’AI generativa, contro il 22% dell’anno precedente, e oltre il 90% degli avvocati intervistati lavora con almeno uno strumento AI ogni giorno. La domanda non e piu se adottare l’AI nei servizi professionali, ma cosa succede alla parcella quando il lavoro che la giustificava si comprime.
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ToggleI servizi professionali sono il terreno dove l’automazione cognitiva morde di piu. Consulenza strategica, assistenza legale, contabilita e revisione vivono di analisi documentale, ricerca, redazione e calcolo ripetitivo. Sono esattamente le mansioni che i modelli linguistici eseguono in secondi.
Il segmento che cresce piu in fretta del resto del mercato
Il mercato dei servizi professionali nel suo complesso viaggia su ritmi tranquilli. The Business Research Company stima per il comparto globale una crescita intorno al 6% annuo composto fino al 2034, trainata da digitalizzazione e pressione regolatoria.
Dentro quel comparto, pero, il sottoinsieme legato all’AI corre a velocita diversa. Le stime divergono a seconda del perimetro: il mercato del legal AI vale circa 1,45 miliardi di dollari nel 2024 e Grand View Research lo proietta a 3,90 miliardi entro il 2030, con un tasso annuo composto del 17,3%. Per la consulenza AI le forchette sono piu larghe, con previsioni che oscillano tra il 16% e il 26% annuo a seconda della casa di ricerca.
Le proiezioni piu aggressive, citate da diverse analisi di settore tra cui tech-insider.org, spingono il segmento dei servizi professionali abilitati dall’AI verso un tasso annuo composto del 46,3%. E una cifra alta, che dipende da come si disegna il perimetro: piu si stringe sui servizi puramente AI-native, piu il numero sale. Il punto sostanziale resta valido a prescindere dalla decimale: nessun altro pezzo dell’economia dei servizi professionali cresce a queste velocita.
La distanza tra il 6% del comparto generale e il doppio o triplo del sottoinsieme AI non e un dettaglio statistico. Misura uno spostamento di valore. I ricavi non scompaiono, migrano. Si trasferiscono da chi vende ore a chi vende risultati prodotti con macchine.
Conta anche la composizione di questa crescita. Una parte arriva da clienti nuovi, aziende che prima non si rivolgevano a uno studio perche il servizio costava troppo per il loro bilancio e che oggi, a prezzi compressi dall’automazione, entrano nel mercato. Un’altra parte e sostituzione pura, ricavi che passano dallo studio tradizionale al fornitore AI-native o al freelance attrezzato. La prima allarga la torta, la seconda la ridistribuisce. Per il singolo professionista il segno dipende da quale delle due dinamiche prevale nel suo segmento, e su questo i dati aggregati dicono poco.
Cosa fa davvero l’AI dentro uno studio
La narrazione comoda dice che l’AI libera i professionisti dai compiti noiosi per dedicarli a quelli nobili. La realta del rapporto Thomson Reuters e piu ruvida.
Il 62% di chi usa l’AI generativa riferisce un risparmio settimanale tra il 6% e il 20% del tempo di lavoro, in media quasi il 10% della settimana. In uno studio legale o contabile, dove la fatturazione e ancora ancorata alle ore, quel 10% e ricavo che evapora se il cliente non e disposto a pagare per un lavoro che richiede meno tempo.
Gli usi dominanti sono noti. Ricerca giuridica, analisi e sintesi di documenti, redazione di contratti, automazione di processi nel legale. Riconciliazioni, prima stesura di bilanci, controlli di coerenza, estrazione dati da fatture e ricevute nella contabilita. Analisi di mercato, modellazione e produzione di slide nella consulenza.
Resta il fatto che il valore non sta nel testo prodotto. Sta nel giudizio che lo valida.
Un parere legale generato da un modello e una bozza, non un parere. La firma di un professionista non certifica le parole, certifica la responsabilita di chi le sottoscrive. Questa distinzione, banale sul piano deontologico, e il cuore della questione economica: il cliente paga la responsabilita assunta, non i caratteri battuti. Gli studi che hanno costruito la parcella sui caratteri battuti hanno un problema. Quelli che l’hanno costruita sulla responsabilita assunta hanno un’opportunita.
C’e poi una soglia che il rapporto Thomson Reuters mette in luce e che spesso resta in ombra. Solo il 18% dei professionisti dichiara che la propria organizzazione misura il ritorno sull’investimento in AI, e quasi sempre con metriche interne. Un altro 40% non sa nemmeno se quel ritorno venga misurato. Significa che molti studi stanno adottando strumenti senza criteri di successo definiti, comprando efficienza senza sapere se si traduce in margine. In un mestiere che vive di analisi dei numeri altrui, l’assenza di analisi sui propri costi tecnologici e una contraddizione che prima o poi presenta il conto.
L’ora fatturabile contro il valore consegnato
Il modello dell’ora fatturabile e sotto pressione esplicita. Secondo il Future of Professionals sempre del Thomson Reuters Institute, l’80% degli studi legali si aspetta che l’AI cambi in modo sostanziale il modo in cui fissano i prezzi, organizzano il personale e consegnano il lavoro. Circa il 90% della spesa legale delle aziende verso studi esterni e ancora a tariffa oraria.
Il cortocircuito e evidente. Se l’AI dimezza il tempo di una due diligence, la tariffa oraria dimezza il ricavo a parita di lavoro consegnato. L’efficienza, in un modello a ore, e un autogol.
Nel 2026 la percentuale di avvocati che considera l’AI una minaccia seria all’esercizio della professione e salita al 50%, dal 36% dell’anno prima. Non e tecnofobia. E lettura corretta della contabilita.
La risposta razionale e spostare la parcella dal tempo al valore: forfait per pratica, abbonamenti, tariffe legate al risultato. Ma il passaggio non e indolore. Richiede di saper stimare il valore di un servizio prima di erogarlo, una competenza che molti studi non hanno mai dovuto sviluppare perche il cronometro pensava per loro. Chi fattura a valore deve sapere quanto vale cio che vende. Chi fattura a ore ha sempre potuto evitarsi quel calcolo.
Il professionista da solo che vale uno studio
Mentre gli studi rivedono i listini, dal basso arriva una pressione diversa. La tendenza che alcune analisi chiamano Freelance Agentics descrive lo specialista singolo che orchestra una pila di strumenti AI per fare il lavoro di un team molto piu grande.
I numeri della domanda sono vistosi. Nella primavera 2025 Fiverr ha registrato un aumento del 18.347% nelle ricerche di specialisti di agenti AI in sei mesi, su decine di milioni di query analizzate. Il dato segnala un mercato che cerca freelance capaci di costruire e gestire automazioni, non solo di usarle.
Per i servizi professionali la conseguenza e concreta. Un commercialista singolo con un buon stack di automazione gestisce un portafoglio clienti che un tempo richiedeva due o tre collaboratori. Un consulente indipendente produce analisi che prima imponevano una squadra junior. La struttura piramidale dello studio tradizionale, fatta di molti praticanti che macinano lavoro a basso valore sotto pochi soci, perde la base.
Quella base era anche il modello formativo della professione. Il praticante imparava macinando. Se l’AI macina al posto suo, da dove arriva la prossima generazione di soci? La domanda non ha ancora una risposta di settore, e qualcuno la liquida troppo in fretta come problema rinviabile.
Lo stesso meccanismo che minaccia lo studio offre pero un’arma al professionista che lo abbraccia. Il commercialista o l’avvocato che non vuole costruire un impero ma vuole semplicemente restare indipendente trova nell’automazione un modo per competere con strutture molto piu grandi senza assumerne i costi. Per anni la scelta era tra restare piccoli e limitati oppure crescere assorbendo personale e spese fisse. Lo stack AI rompe questo aut aut: consente capacita da studio strutturato con il profilo di costo del professionista singolo. Non e solo una minaccia agli studi medi, e anche una via di fuga per chi non voleva diventarne uno.
La pressione non e simmetrica. Colpisce piu duramente gli studi medi, troppo grandi per essere agili e troppo piccoli per assorbire investimenti in tecnologia e governance. I grandi network hanno capitale per industrializzare l’AI internamente. I freelance attrezzati hanno costi quasi nulli. Lo studio di medie dimensioni rischia di restare schiacciato tra i due.
Responsabilita, polizze e il confine deontologico
L’automazione sposta il rischio, non lo cancella. Quando un modello produce una clausola errata, una stima di bilancio sbagliata o una citazione giurisprudenziale inventata, la responsabilita resta del professionista che firma.
Il fenomeno delle citazioni inventate ha gia prodotto sanzioni e provvedimenti disciplinari in diverse giurisdizioni, con avvocati che hanno depositato atti contenenti precedenti inesistenti generati da un chatbot. Il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), insieme alla Legge 23 settembre 2025, n. 132 che ne accompagna l’attuazione in Italia, impone obblighi di trasparenza e supervisione umana che ricadono direttamente sullo studio che integra questi strumenti nel proprio flusso.
Il tema assicurativo diventa centrale. Una polizza di responsabilita professionale tarata su un modello in cui l’uomo svolgeva ogni passaggio mal copre uno scenario in cui la prima stesura e algoritmica. AIPIA dedica al nodo un approfondimento sulla responsabilita professionale nell’uso dell’AI, perche la gestione del rischio precede la scelta dello strumento, non la segue.
C’e poi la competenza. Saper usare un modello generativo nei servizi professionali non significa saperlo interrogare, significa saperne valutare l’output con il giudizio del mestiere. La UNI 11621-8:2026, che definisce dodici profili professionali dell’AI, fornisce un riferimento per qualificare queste competenze in modo verificabile. AIPIA accompagna i professionisti con percorsi formativi sull’AI orientati all’uso responsabile negli studi, e su questa base rilascia attestazioni di qualita professionale ai sensi della Legge 4/2013 e credenziali digitali europee con sigillo eIDAS. La distinzione non e burocratica: separa chi sa firmare un output da chi si limita a copiarlo.
Il bivio non e adottare o resistere
La scelta che gli studi affrontano viene raccontata come adozione contro resistenza. E una falsa alternativa. Resistere non e un’opzione percorribile quando il 90% della concorrenza usa gia gli strumenti e il cliente lo sa.
Il bivio vero e un altro. Da un lato lo studio che usa l’AI per produrre lo stesso lavoro in meno tempo e si ritrova a tagliarsi i ricavi da solo, perche fattura a ore un lavoro che le ore non le richiede piu. Dall’altro lo studio che usa l’AI per cambiare cosa vende, spostando la parcella dal tempo al giudizio, dalla pratica singola alla relazione continuativa, dall’esecuzione alla responsabilita.
Il primo modello compete sul prezzo con i freelance attrezzati e con i grandi network, e perde su entrambi i fronti. Il secondo compete su qualcosa che il modello non puo firmare. Solo uno dei due sopravvive alla curva del 46,3%, e non e quello che ha automatizzato di piu. E quello che ha capito prima cosa, esattamente, il cliente continua a essere disposto a pagare.
di Redazione AIPIA
Contenuti a cura della redazione dell'Associazione Italiana Professionisti dell'Intelligenza Artificiale.
