Strategia

Microsoft, OpenAI, Anthropic in UAE: la partita USA-Emirati che ridisegna la supply chain AI

Il 15 maggio 2025, alla presenza di Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan e del presidente USA Donald Trump, è stata annunciata la US-UAE AI Acceleration Partnership.

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L’accordo prevede investimenti complessivi UAE negli Stati Uniti per 1.400 miliardi di dollari multi-anno, con focus su infrastrutture AI, manifattura avanzata, energia. In parallelo Microsoft ha portato il proprio investimento totale in G42 a 15,2 miliardi di USD tra il 2024 e il 2025, OpenAI ha aderito a Stargate UAE come partner tecnologico, Anthropic ha firmato a fine aprile 2026 una partnership con NEC Giappone come primo partner globale fuori dagli USA. La supply chain AI mondiale si sta riconfigurando lungo nuovi assi, e l’Unione Europea osserva ai margini.

Microsoft + G42: 15,2 miliardi USD e 200 megawatt Khazna

Due tranche, due fasi distinte.

L’investimento Microsoft in G42 è stato strutturato in due tranche. La prima da 1,5 miliardi di USD nell’aprile 2024, con accordo di equity minority e integrazione tecnologica (G42 adotta lo stack Microsoft come riferimento, Microsoft accede al mercato MENA tramite Khazna). La seconda tranche da 13,7 miliardi di USD è stata annunciata a novembre 2025, dedicata principalmente all’espansione di 200 MW del data center Khazna ad Abu Dhabi, prevista operativa entro fine 2026. L’accordo include la Responsible AI Future Foundation, struttura di governance condivisa Microsoft + G42 + MBZUAI dedicata alla pubblicazione di linee guida etiche per l’adozione AI in mercati emergenti. La Foundation ha pubblicato il primo set di principi a marzo 2026, focalizzato su deployment AI in sanità pubblica, istruzione, agricoltura per paesi del Sud globale.

L’integrazione tecnologica è il punto strategicamente più rilevante. G42 utilizza Azure come backbone cloud per le proprie operazioni internazionali. Microsoft ha posizione preferenziale nei deal G42 con India, Vietnam, Egitto. Il pattern non è di semplice partnership commerciale: è di coproduzione di una piattaforma globale alternativa, in cui capitale sovrano emiratino e tecnologia statunitense si combinano in modo strutturale.

OpenAI in Stargate UAE: il primo OpenAI for Countries

OpenAI ha lanciato a inizio 2025 il programma OpenAI for Countries, finalizzato a portare la propria infrastruttura AI in nazioni partner attraverso accordi pluriennali su data center, modelli, formazione. Stargate UAE è il primo OpenAI for Countries operativo fuori dagli Stati Uniti, e funge da modello per espansioni successive. Sam Altman ha annunciato a febbraio 2026 la firma di accordi simili con Indonesia (data center previsto a Jakarta da 1 GW) e Brasile (cluster a San Paolo da 800 MW), entrambi in coordinamento con G42. La logica del programma è dichiarata: OpenAI ha bisogno di compute geograficamente distribuito per servire utenti globali con latenza accettabile e per rispondere a esigenze di sovranità dei dati. I governi partner ottengono infrastruttura AI di frontiera senza dover sviluppare capacità di training proprie. La condizione: utilizzo dei modelli OpenAI come servizio standard, con possibilità di fine-tuning su dataset locali ma senza accesso ai pesi del modello base.

Per le imprese italiane il programma OpenAI for Countries cambia il calcolo strategico sull’utilizzo dei modelli OpenAI. La latenza verso Stargate UAE è di 90 ms da Milano, contro i 130-150 ms verso data center USA East Coast. La proposta commerciale include condizioni di sovranità dati che possono essere compatibili con requisiti GDPR e AI Act, da verificare nel dettaglio dei contratti.

L’investimento UAE da 1.400 miliardi USD negli USA

L’investimento UAE negli Stati Uniti annunciato a maggio 2025 è il più grande commitment di capitale da paese terzo nella storia americana recente. La cifra di 1.400 miliardi USD è multi-anno (10 anni indicativi) e copre infrastrutture data center, manifattura semiconduttori, energia (anche nucleare), R&D AI. I fondi provengono principalmente da Mubadala Investment Company, ADQ, MGX (i tre principali fondi sovrani emiratini, gestione complessiva 1.500 miliardi USD).

I primi tranche operativi includono: investimento in Crusoe Energy (data center US per training AI con energia da gas naturale stranded), partecipazione in xAI di Elon Musk (round Series E da 6 miliardi USD chiuso luglio 2025, MGX co-lead investor), espansione del Sunnyvale lab MBZUAI, finanziamento progetti nucleari Westinghouse-AP1000 in Texas e Wyoming.

Il modello che emerge è chiaro: gli Emirati comprano stake in pezzi della catena del valore AI statunitense, dal compute alle startup AI di frontiera, ottenendo accesso strategico e influenza politica. Per gli USA è un modo di attirare capitale paziente alleato che non mette in discussione il proprio primato tecnologico, a differenza degli investimenti cinesi che il CFIUS blocca sistematicamente.

Le tensioni Commerce Department sui chip NVIDIA

La frizione principale nella partnership USA-UAE riguarda i controlli sull’export di chip NVIDIA. Inizialmente il deal Stargate UAE prevedeva che G42 ricevesse il 20% dei chip NVIDIA Grace Blackwell GB300 da una specifica linea produttiva. Il Department of Commerce ha messo in pausa l’approvazione nel settembre 2025, sollevando preoccupazioni di end-use verification: rischio teorico che chip avanzati possano essere riesportati verso Cina, Russia, Iran tramite intermediari.

Compute as a service, custodia fisica USA.

Howard Lutnick, segretario al Commercio nell’amministrazione Trump, ha confermato a marzo 2026 che l’implementation plan è on schedule, ma le procedure di controllo sono state rafforzate. Il compromesso operativo: i chip rimangono fisicamente sotto custodia USA-Cisco-Khazna con tracking granulare di utilizzo, le aziende clienti accedono al calcolo come servizio attraverso API, senza ottenere proprietà o controllo diretto sull’hardware. La tensione mostra un punto strutturale della partnership: la sovranità tecnologica dichiarata dagli Emirati è limitata dal fatto che i chip di frontiera sono americani e i controlli export rimangono in mano a Washington. È una sovranità relativa, non assoluta. Stesso discorso vale per la dipendenza da Microsoft per il livello cloud e da OpenAI per i modelli di frontiera.

Anthropic-NEC Giappone: il modello orientale

Il 23 aprile 2026 Anthropic ha annunciato una partnership con NEC come primo partner globale Anthropic con sede in Giappone. L’accordo include sviluppo congiunto di Claude Cowork, soluzione enterprise dedicata al settore finance e alla pubblica amministrazione giapponese, con localizzazione linguistica e culturale spinta. NEC porterà capacità di system integration e accesso al mercato Nikkei 225 (le 225 maggiori aziende giapponesi quotate). Anthropic porterà i modelli Claude e l’expertise di safety AI.

Il modello è diverso da quello USA-UAE. Anthropic non sta costruendo data center in Giappone, ma sta replicando il proprio servizio attraverso un partner industriale locale che gestisce l’integrazione enterprise. È il modello go-to-market via partner che potrebbe essere replicato in Europa, ad esempio attraverso accordi con Capgemini, Atos, Reply, Engineering. Per AIPIA il modello Anthropic-NEC è interessante perché mostra una via diversa per portare AI di frontiera in mercati nazionali maturi. Non serve necessariamente costruire infrastruttura locale: serve un partner che sia capace di integrazione enterprise, conformità regolatoria, formazione del cliente finale. Le competenze italiane in system integration e in compliance AI Act sono asset di valore in questa logica.

Lezioni per la Commissione UE e per l’Italia

Il quadro 2025-2026 offre tre lezioni strategiche per la politica AI europea. Prima: si può attrarre infrastruttura AI di frontiera senza essere produttore di modelli o di chip. Gli Emirati ne sono dimostrazione. La condizione: capitale sovrano abbondante e veloce, partnership selettive con le big tech globali, stabilità geopolitica e visione di lungo termine. L’Europa ha capitale (frammentato), ha stabilità geopolitica (variabile), ha partnership tecnologiche (deboli rispetto a quelle UAE-Microsoft o UAE-OpenAI), manca di visione decennale unitaria.

Seconda: la sovranità AI è gradiente, non assoluta. Gli Emirati si presentano come paese sovrano in AI, ma dipendono da NVIDIA per i chip, Microsoft per il cloud, OpenAI per i modelli di frontiera. La loro sovranità è di accesso prioritario, non di controllo assoluto. Per l’Europa il modello è realistico: costruire posizioni di accesso prioritario in segmenti strategici (compute regionale, modelli verticali, talenti), senza pretendere di replicare l’intero stack globale. Terza: la velocità decisionale conta più del bilancio. Gli Emirati firmano accordi miliardari in settimane perché Sheikh Tahnoon e Peng Xiao hanno autorità decisionale diretta. La Commissione Europea richiede mesi anche per atti di rilevanza media. La velocità non è solo questione amministrativa: è leva competitiva strutturale.

L’AIPIA, in qualità di membro della European AI Alliance, ha portato al tavolo della Commissione l’osservazione comparata del modello UAE. Il punto non è copiarlo: per ragioni demografiche, istituzionali, culturali è impossibile. Il punto è prendere atto che la geografia globale del compute e della filiera AI sta cambiando, e che la posizione europea non si difende con direttive ma con investimenti veloci e partnership strategiche.

Ridisegnare la supply chain AI globale è quello che le partnership USA-UAE stanno facendo concretamente, mentre le istituzioni europee discutono in trilogo di emendamenti procedurali. L’attesa che il modello cambi da solo è il rischio reale. Ogni mese che passa, le decisioni si consolidano lontano da Bruxelles e da Roma.

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