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OpenClaw: l’assistente AI personale che sta cambiando le regole del gioco

Da progetto del weekend a fenomeno globale con oltre 200.000 stelle su GitHub: come funziona la piattaforma open source che tutti vogliono provare, quali opportunità offre e a cosa fare attenzione.

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Se lavorate nel mondo dell’intelligenza artificiale, o anche solo se seguite le notizie tech con un minimo di attenzione, nelle ultime settimane avrete sicuramente sentito nominare OpenClaw. È il progetto che ha monopolizzato le conversazioni su X, Discord e praticamente ogni community di sviluppatori al mondo. Ma a differenza di tanti fenomeni virali che durano lo spazio di un trend, OpenClaw sta dimostrando di avere una sostanza che va ben oltre l’hype del momento. Stiamo parlando di un assistente AI personale completamente open source, che gira sulla vostra macchina, comunica attraverso le app di messaggistica che già usate ogni giorno — WhatsApp, Telegram, Discord, Slack — e soprattutto non si limita a rispondere alle vostre domande: agisce concretamente nel mondo reale. Invia email, gestisce il calendario, prenota voli, esegue codice, automatizza workflow complessi. Il tutto mantenendo i vostri dati sotto il vostro controllo, senza inviarli a server esterni. È un cambio di paradigma rispetto a tutto ciò che abbiamo visto finora nel campo dei chatbot, e vale la pena capire bene di cosa si tratta.

La storia dietro l’aragosta più famosa del tech

Per capire OpenClaw bisogna partire dal suo creatore. Peter Steinberger non è uno sviluppatore qualunque: è un ingegnere austriaco con tredici anni di esperienza imprenditoriale alle spalle, fondatore di PSPDFKit — un toolkit PDF utilizzato da aziende del calibro di Apple, Dropbox e SAP, con quasi un miliardo di utenti che usano app basate sul suo codice. Dopo aver venduto le sue quote quando Insight Partners ha investito 116 milioni di dollari nella sua azienda nel 2021, Steinberger ha attraversato un periodo di burnout come capita a molti fondatori dopo un’exit importante. Quando ha ricominciato a costruire, si è buttato sull’intelligenza artificiale. L’idea iniziale era quasi banale nella sua semplicità: voleva poter scrivere un messaggio su WhatsApp e avere un’AI che non si limitasse a rispondere con del testo, ma che facesse concretamente le cose al posto suo. Svuotare la casella email, prenotare un ristorante, fare il check-in di un volo, controllare la domotica di casa.

Il prototipo si chiamava “WhatsApp Relay” e faceva esattamente questo. Steinberger lo ha reso open source nel novembre 2025 con il nome Clawdbot — un gioco di parole con “Claude”, il modello AI di Anthropic su cui girava. In poche settimane il progetto ha raggiunto decine di migliaia di stelle su GitHub, attirando una community globale di sviluppatori entusiasti. Poi è iniziata un’avventura degna di un romanzo: Anthropic ha inviato una diffida legale per la somiglianza del nome con Claude, costringendo Steinberger a un rebrand frettoloso in Moltbot (l’aragosta che muta il guscio per crescere — metafora perfetta, nome meno perfetto). Durante i dieci secondi in cui il vecchio handle GitHub è rimasto libero, dei crypto-scammer lo hanno rubato per lanciare un token truffaldino che ha raggiunto brevemente una capitalizzazione di 16 milioni di dollari. Steinberger ha quasi cancellato tutto. Poi si è ripreso, ha orchestrato un secondo rebrand con la segretezza di un’operazione militare per evitare altri attacchi, e il progetto è diventato quello che conosciamo oggi: OpenClaw, con oltre 200.000 stelle su GitHub e il titolo di progetto open source con la crescita più rapida nella storia recente.

L’ultimo capitolo di questa storia è di pochi giorni fa. Il 15 febbraio 2026, Sam Altman ha annunciato che Steinberger sarebbe entrato in OpenAI per guidare lo sviluppo della prossima generazione di agenti personali. OpenClaw, nel frattempo, è stato trasferito a una fondazione indipendente e rimarrà open source — condizione non negoziabile posta da Steinberger, che ha rifiutato offerte anche da Meta e Microsoft (Satya Nadella lo ha chiamato personalmente). Il creatore ha spiegato la sua scelta in modo disarmante: non gli interessa costruire un’altra grande azienda, l’ha già fatto. Vuole cambiare il mondo, e ritiene che collaborare con OpenAI sia il modo più rapido per portare gli agenti AI nelle mani di tutti — compresa sua madre, che è il benchmark dichiarato per la semplicità d’uso del prossimo agente che intende costruire.

Come funziona OpenClaw: l’architettura spiegata

Per capire perché OpenClaw sia diverso da tutti i chatbot che avete usato finora bisogna guardare sotto il cofano. La differenza fondamentale è questa: i chatbot tradizionali vivono dentro un’interfaccia web proprietaria, aspettano che voi scriviate qualcosa e rispondono con del testo. OpenClaw è un agente AI che gira sulla vostra macchina — può essere un laptop, un Mac Mini, un server domestico, un VPS nel cloud o persino un Raspberry Pi — e si collega alle app di messaggistica che già utilizzate quotidianamente. Non dovete imparare una nuova interfaccia, non dovete aprire un sito web: gli scrivete su WhatsApp esattamente come fareste con un collega, e lui agisce. L’aspetto più importante è che i vostri dati restano sulla vostra macchina. Nessun server esterno che archivia le vostre conversazioni, nessuna azienda che ha accesso alle vostre email o al vostro calendario. Il modello è BYOK — Bring Your Own Key — ovvero portate voi le vostre chiavi API per i modelli AI che preferite usare.

Il cuore tecnico del sistema è il Gateway, un processo scritto in Node.js che funge da centro di controllo dell’intera piattaforma. Il Gateway gestisce tutte le connessioni con i canali di messaggistica supportati (WhatsApp, Telegram, Discord, Slack, Microsoft Teams, Twitch, Google Chat e altri), smista i messaggi in arrivo verso le sessioni appropriate e orchestra quello che viene chiamato “agent loop”: quando un messaggio arriva, il Gateway lo instrada verso una sessione — che può essere principale, di gruppo o isolata per contatti specifici — l’agente carica il contesto della conversazione e le competenze necessarie, invia tutto al modello linguistico scelto, esegue le eventuali azioni richieste dal modello (inviare un’email, modificare un file, navigare una pagina web, eseguire codice) e restituisce la risposta al canale originale. Il tutto avviene in streaming, il che significa che vedete la risposta generarsi in tempo reale, proprio come quando qualcuno sta digitando un messaggio.

Un aspetto che rende OpenClaw particolarmente flessibile è il fatto di essere completamente agnostico rispetto ai modelli AI. Potete utilizzare Claude di Anthropic, i modelli di OpenAI, DeepSeek, Kimi K2.5, oppure modelli completamente locali attraverso Ollama o LM Studio — ad esempio MiniMax M2.5, che gira su un Mac Studio con 512 GB di memoria unificata e offre prestazioni sufficienti per un uso quotidiano senza bisogno di connessione a servizi cloud. Il sistema supporta anche il routing dinamico tra modelli diversi, scegliendo automaticamente quello più adatto al compito specifico, e permette di configurare modelli di fallback nel caso il primario non sia disponibile.

Le Skill: il sistema che estende le capacità dell’agente

Le funzionalità di OpenClaw si espandono attraverso le skill, che sono pacchetti modulari di istruzioni strutturate in cartelle contenenti un file SKILL.md con le direttive operative e i metadati necessari. Pensatele come dei plugin intelligenti: ogni skill insegna all’agente a fare qualcosa di specifico — gestire un CRM, monitorare un feed RSS, interagire con un’API, controllare dispositivi smart home. La cosa interessante è che OpenClaw non inietta tutte le skill disponibili in ogni conversazione, ma seleziona dinamicamente solo quelle rilevanti per il contesto corrente, evitando di sovraccaricare il prompt e degradare le prestazioni del modello. Le skill possono essere locali (create da voi), condivise all’interno di un team, oppure installate dal ClawHub — il marketplace comunitario dove sviluppatori di tutto il mondo pubblicano e condividono nuove integrazioni ogni settimana. Grazie alla compatibilità con il Model Context Protocol (MCP), le skill sono progettate per funzionare anche con le future generazioni di modelli linguistici, garantendo un investimento duraturo nella configurazione del proprio agente.

L’Heartbeat: quando l’agente prende iniziativa

Forse la caratteristica più sorprendente di OpenClaw, e quella che lo distingue nettamente da qualsiasi chatbot, è la proattività. Grazie a un meccanismo chiamato “heartbeat”, l’agente può eseguire operazioni periodiche senza che nessun umano gli scriva nulla. Potete configurarlo per controllare la casella email ogni trenta minuti, monitorare un servizio web e avvisarvi in caso di anomalie, aggiornare automaticamente un foglio di calcolo con dati freschi, generare report periodici o attivare workflow complessi in risposta a eventi specifici tramite webhook. In sostanza, OpenClaw non è un assistente che aspetta passivamente le vostre domande: è un collaboratore digitale che lavora in background e vi contatta lui quando c’è qualcosa che richiede la vostra attenzione. Uno degli utenti più entusiasti ha raccontato di aver trovato, al risveglio, il proprio agente che aveva autonomamente identificato errori nel suo codice attraverso Sentry, aperto pull request su GitHub per correggerli, e gli aveva inviato un riepilogo su Telegram. Questo livello di automazione fino a pochi mesi fa richiedeva settimane di sviluppo personalizzato e competenze avanzate.

Canvas e scenari multi-agente

L’architettura di OpenClaw supporta anche funzionalità avanzate che meritano una menzione. Il Canvas è un workspace visuale — tecnicamente un server separato che gira su una porta dedicata — che permette all’agente di generare interfacce HTML interattive visualizzabili nel browser, utili per dashboard, report visivi o strumenti operativi personalizzati. La separazione dal Gateway principale garantisce che un eventuale crash del Canvas non comprometta il funzionamento dell’agente. Ancora più interessante è il supporto per scenari multi-agente: all’interno di un singolo Gateway potete configurare più agenti specializzati, ciascuno con il proprio workspace, le proprie skill e la propria personalità. Un agente gestisce le email, un altro il calendario, un terzo monitora il mercato, e tutti collaborano in un ecosistema distribuito ma coerente. Un unico Gateway, molti cervelli al lavoro.

Le opportunità: perché vale la pena prestare attenzione

L’entusiasmo che circonda OpenClaw non nasce dal nulla, e non è soltanto il classico hype della community tech che si infiamma per l’ultima novità. Ci sono ragioni concrete per cui professionisti, aziende e perfino investitori stanno guardando a questo progetto con attenzione crescente. La prima e più evidente è l’automazione reale: mentre i chatbot tradizionali si limitano a generare testo — per quanto sofisticato — OpenClaw agisce nel mondo concreto. Invia email per vostro conto, gestisce appuntamenti, compila moduli, esegue codice, naviga il web, coordina sequenze di operazioni complesse che prima richiedevano la vostra presenza costante al computer. Non è un’esagerazione dire che per molti utenti è la cosa più vicina a Jarvis di Iron Man che esista oggi. La seconda ragione è la sovranità sui dati, un tema sempre più sentito in un’epoca di crescente attenzione alla privacy e alla regolamentazione europea con l’AI Act: il fatto che tutto giri sulla vostra macchina, con le vostre chiavi, senza che i dati transitino per server di terze parti, è un vantaggio competitivo enorme sia per i professionisti sia per le aziende che trattano informazioni sensibili.

Dal punto di vista economico, OpenClaw è gratuito e open source. I costi operativi si riducono all’utilizzo dei modelli AI scelti, che possono essere completamente locali (e quindi a costo zero per l’inferenza) oppure cloud con costi variabili in base al provider. Questo lo rende accessibile a professionisti individuali, piccoli studi e startup che non possono permettersi soluzioni enterprise. L’ecosistema intorno al progetto è in espansione costante: il ClawHub cresce ogni giorno, la community di Moltbook — il social network per agenti AI di cui abbiamo già parlato — è diventata un fenomeno culturale a sé, e la diffusione è stata talmente rapida da causare carenze fisiche di Mac Mini e Mac Studio nei negozi Apple e da far impennare il titolo di Raspberry Pi in borsa. In Cina il motore di ricerca Baidu ha già annunciato l’integrazione diretta con OpenClaw. La previsione di Steinberger è ambiziosa ma non irrealistica: gli agenti in stile OpenClaw potrebbero rendere obsoleto l’80% delle app attuali, perché — parole sue — ogni applicazione è ormai solo un’API lenta che un agente intelligente può orchestrare in modo molto più efficiente di quanto possa fare un essere umano che clicca su bottoni.

I rischi: consapevolezza prima di tutto

Sarebbe poco serio — e poco utile per i nostri iscritti — parlare di OpenClaw senza affrontare con franchezza i rischi che comporta. La potenza dello strumento è anche la sua principale vulnerabilità, e come associazione di professionisti dell’intelligenza artificiale riteniamo fondamentale che chiunque si avvicini a questo tipo di tecnologia lo faccia con piena consapevolezza. La buona notizia è che la community e il team di sviluppo stanno investendo enormi energie nella sicurezza — 34 commit dedicati solo nell’ultima release — ma la responsabilità ultima di una configurazione sicura resta nelle mani dell’utente.

Il rischio più discusso è la prompt injection, una tecnica con cui un messaggio malevolo può manipolare l’agente inducendolo a eseguire azioni non autorizzate. È un problema che riguarda l’intero settore dell’intelligenza artificiale e che ad oggi non ha una soluzione definitiva. OpenClaw mitiga il rischio attraverso sandbox Docker, liste di autorizzazione, approvazioni esplicite per i comandi sensibili e la possibilità di limitare i canali attraverso cui l’agente accetta input, ma la documentazione ufficiale è molto trasparente nel dire che le protezioni a livello di system prompt sono “soft guidance” e che l’enforcement reale viene dalla configurazione dei permessi, dal sandboxing e dai controlli di accesso ai canali. Il consiglio pratico è trattare qualsiasi link, allegato o istruzione incollata come potenzialmente ostile per impostazione predefinita.

Un secondo tema critico è la configurazione errata. Una ricerca recente ha rivelato oltre 135.000 istanze di OpenClaw esposte a internet senza protezioni adeguate, un dato che ha portato Gartner a classificare alcune configurazioni come “rischio informatico inaccettabile” per le aziende. Il problema non è nel software in sé — le impostazioni predefinite sono ragionevolmente sicure — ma nel fatto che molti utenti, presi dall’entusiasmo, disabilitano protezioni, aprono porte, concedono permessi eccessivi. Gateway senza autenticazione, esecuzione di codice senza sandbox, accesso root non necessario: sono tutti errori evitabili ma purtroppo frequenti. La popolarità del progetto ha inoltre attirato l’attenzione dei criminali informatici: a metà febbraio 2026 è stato scoperto un infostealer progettato specificamente per rubare i file di configurazione di OpenClaw e i token del Gateway, e una vulnerabilità di “log poisoning” è stata identificata e corretta nella versione 2026.2.13. Infine, le skill di terze parti vanno trattate come codice eseguibile — perché lo sono. Il progetto sta collaborando con VirusTotal per implementare verifiche di sicurezza automatiche, ma il consiglio resta quello di ispezionare sempre il codice prima dell’installazione. L’approccio corretto è quello del minimo privilegio: partire dalla configurazione più restrittiva possibile e ampliare i permessi solo quando strettamente necessario.

Cosa significa per professionisti e aziende italiane

Per chi opera nel marketing, nella consulenza, nella gestione aziendale, nel legal tech o in qualsiasi ambito che richieda il coordinamento quotidiano di attività digitali, OpenClaw rappresenta qualcosa di molto più concreto di una curiosità tecnologica. È un cambio di paradigma nel rapporto tra professionista e strumenti digitali. Non si tratta più di chiedere a un chatbot di scrivere un testo o riassumere un documento: si tratta di delegare interi workflow a un agente capace di gestire autonomamente la posta elettronica, pianificare appuntamenti, monitorare fonti informative, generare report periodici, coordinare attività tra più piattaforme. Il tutto attraverso un semplice messaggio su WhatsApp o Telegram, come se steste parlando con un assistente umano. L’ingresso di Steinberger in OpenAI e la creazione di una fondazione indipendente garantiscono che il progetto continuerà a crescere e migliorare, con il supporto finanziario e tecnico di una delle aziende più importanti del settore. Per i professionisti italiani dell’AI — e in particolare per chi segue da vicino le tematiche di etica, regolamentazione e applicazione responsabile che sono al centro della missione di AIPIA — familiarizzare adesso con il paradigma agentico significa costruirsi un vantaggio significativo per quando questi strumenti diventeranno mainstream.

Guida esclusiva per gli iscritti AIPIA

Per aiutare i nostri soci ad approcciare OpenClaw in modo sicuro e consapevole, abbiamo preparato una guida pratica completa che accompagna passo passo nell’installazione e nella configurazione: dalla scelta dell’hardware più adatto al setup del Gateway, dal collegamento dei canali di messaggistica all’installazione delle prime skill, dalla configurazione della sicurezza alle best practice operative per un uso professionale. La guida sarà disponibile da lunedì 23 febbraio nella sezione Risorse utili, accessibile dall’area riservata ai soci dopo il login. Se non sei ancora iscritto all’associazione, puoi farlo dalla pagina Iscriviti per accedere a questa e a tutte le altre risorse riservate ai professionisti AIPIA.

Il nostro punto di vista

OpenClaw non è una moda passeggera. È la manifestazione concreta di un cambiamento che il mondo tecnologico stava preparando da tempo: il passaggio dai chatbot — strumenti reattivi che generano testo in risposta a domande — agli agenti AI — entità proattive che eseguono compiti nel mondo reale, prendono iniziativa e operano come veri collaboratori digitali. Il fatto che sia open source, che giri interamente sulla macchina dell’utente, che sia sostenuto da una community globale in crescita esplosiva e che ora abbia il supporto diretto di OpenAI lo rende un progetto da seguire con grandissima attenzione. Come per qualsiasi tecnologia potente, l’approccio giusto è quello che in AIPIA promuoviamo sempre: entusiasmo informato. Esplorare le possibilità, sperimentare, capire come questi strumenti possono migliorare il proprio lavoro — ma farlo con consapevolezza dei rischi, configurazione attenta e rispetto dei principi etici che guidano la nostra professione. Il futuro degli agenti AI personali è già qui. OpenClaw ce lo dimostra ogni giorno, un messaggio alla volta.

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