Il laboratorio AI for Good di Microsoft ha pubblicato l’8 gennaio 2026 il Global AI Diffusion Report relativo al secondo semestre 2025. Il dato più citato è stato quello sull’adozione complessiva: il 16,3% della popolazione mondiale in età lavorativa usa strumenti di IA generativa, in aumento rispetto al 15,1% del semestre precedente. Circa una persona su sei nel mondo interagisce già con l’IA per lavorare, studiare o risolvere problemi. Ma il dato più significativo è un altro: il divario tra Nord e Sud globale nell’adozione dell’IA si sta allargando, non restringendo. E in questo divario si è infilata DeepSeek, la startup cinese che in meno di due anni ha conquistato quote di mercato rilevanti nei paesi dove i servizi occidentali non arrivano o costano troppo.
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ToggleI numeri del report Microsoft: la mappa geopolitica dell’IA
Il report del laboratorio guidato da Juan Lavista Ferres, chief data scientist di Microsoft AI for Good Lab, ha utilizzato dati di telemetria anonimizzati per tracciare l’utilizzo di strumenti AI su scala globale. I numeri sulla penetrazione di DeepSeek sono netti. In Cina, la quota di mercato del chatbot è stimata all’89%, una posizione di dominio incontrastato nel mercato domestico. Ma è fuori dalla Cina che il dato diventa geopoliticamente rilevante: in Bielorussia DeepSeek ha raggiunto il 56% del mercato AI, a Cuba il 49%, in Russia il 43%. In Siria e Iran le quote sono rispettivamente del 23% e del 25%. In diversi paesi africani, Etiopia, Zimbabwe, Uganda, Niger, la quota è compresa tra l’11% e il 14%, con un tasso di utilizzo stimato da due a quattro volte superiore rispetto a molti paesi occidentali.
Il pattern è chiaro: DeepSeek domina nei paesi dove i servizi statunitensi sono bloccati, limitati, costosi o semplicemente assenti. Russia, Iran, Cuba e Bielorussia sono soggetti a sanzioni occidentali che limitano o impediscono l’accesso a piattaforme come ChatGPT e Gemini. In gran parte dell’Africa subsahariana, il costo di un abbonamento a ChatGPT Plus: 20 dollari al mese, equivale a una quota significativa del reddito medio mensile. DeepSeek è gratuito, open source e distribuito con licenza MIT, il che elimina sia le barriere economiche sia quelle tecniche. Il chatbot non richiede carta di credito, non richiede abbonamento, e funziona su smartphone economici.
Un fattore aggiuntivo spiega la diffusione in Africa: l’integrazione con l’hardware locale. In molti paesi africani, gli smartphone più diffusi sono prodotti da aziende cinesi come Huawei, Transsion (con il marchio Tecno, leader in diversi mercati africani) e Xiaomi. DeepSeek è pre-installato o facilmente accessibile su questi dispositivi attraverso partnership con le aziende produttrici, mentre i servizi Google o OpenAI richiedono configurazioni aggiuntive, metodi di pagamento internazionali o VPN. L’accessibilità non è solo una questione di prezzo: è una questione di infrastruttura digitale quotidiana, di quale app è già sullo schermo del telefono quando lo si accende per la prima volta.
Il divario Nord-Sud: perché si allarga nonostante DeepSeek
Nonostante la diffusione di DeepSeek nei paesi in via di sviluppo, il divario digitale nell’IA si sta ampliando. Microsoft stima che la differenza tra i tassi di adozione nel Nord e nel Sud globale sia passata da 9,8 a 10,6 punti percentuali in soli sei mesi. La ragione è strutturale: nei paesi avanzati, l’adozione accelera perché le infrastrutture, connettività stabile, dispositivi potenti, ecosistemi cloud maturi, offerta formativa, sono già in larga parte presenti. Nei paesi in via di sviluppo, l’adozione parte da una base più bassa e incontra ostacoli materiali: connessione internet instabile o assente in molte aree rurali, costo elevato dei dispositivi di fascia media, mancanza di contenuti formativi nelle lingue locali, assenza di ecosistemi imprenditoriali in grado di tradurre l’accesso all’IA in valore economico.
I leader dell’adozione globale confermano il pattern: gli Emirati Arabi Uniti guidano con il 64% della popolazione in età lavorativa che utilizza strumenti AI, seguiti da Singapore al 61%. Tra i paesi europei, Norvegia, Irlanda, Francia e Spagna superano il 40%. La Corea del Sud è passata dal 26% al 31% in sei mesi, un’accelerazione impressionante. L’Italia, secondo le stime disponibili, si colloca nella fascia media europea, un dato che riflette sia la buona penetrazione degli smartphone sia i ritardi nell’adozione aziendale dell’IA rispetto ai paesi nordici e alla Francia.
Il tema non è solo di accesso alla tecnologia. È di tipo di tecnologia a cui si ha accesso. Un utente in Niger che usa DeepSeek gratuito su uno smartphone Huawei accede a un modello linguistico competitivo, ma accede anche a un modello sviluppato in Cina, addestrato su dati prevalentemente cinesi e soggetto a limiti di trasparenza e censura che l’AGCM italiana ha già contestato nel procedimento chiuso a gennaio 2026. L’alternativa, non usare nessun modello linguistico, è peggiore dal punto di vista dell’accesso alla conoscenza e alla produttività. Ma la scelta tra DeepSeek e nulla non è la stessa che tra DeepSeek e ChatGPT: implica compromessi diversi sulla privacy dei dati, sulla qualità delle risposte e sulla neutralità delle informazioni ricevute.
DeepSeek come strumento geopolitico: la lettura del report
Il report Microsoft contiene un’analisi geopolitica esplicita che va oltre la fotografia dell’adozione. I ricercatori scrivono che l’IA open source può funzionare come strumento geopolitico, estendendo l’influenza cinese in aree dove le piattaforme occidentali non possono operare facilmente. Il meccanismo è duplice e si autoalimenta. Da un lato, DeepSeek porta gli utenti all’interno dell’ecosistema tecnologico cinese: chi usa il chatbot genera dati che transitano attraverso infrastrutture cinesi, si abitua a un’interfaccia e a un modo di interagire con l’IA che riflette scelte progettuali e limiti imposti dal contesto normativo di Pechino. Dall’altro, la diffusione di DeepSeek consolida la presenza di Huawei e di altri attori tecnologici cinesi nei mercati del Sud globale, una presenza che si estende dalle telecomunicazioni all’hardware, dall’IA ai pagamenti digitali, costruendo una dipendenza tecnologica parallela a quella che il Nord globale ha verso gli Stati Uniti.
La strategia cinese non è casuale né recente. Il governo di Pechino ha fatto dell’IA una priorità nazionale da almeno un decennio, coordinando investimenti, ricerca e deployment attraverso un approccio centralizzato che permette un’implementazione rapida su scala nazionale e internazionale. DeepSeek ha compiuto nel settembre 2025 una mossa insolita per una startup AI: ha invitato ricercatori indipendenti a testare il proprio modello, con l’obiettivo di pubblicare i risultati su Nature. Il paper è stato effettivamente pubblicato, descritto dagli editori come un contributo di rilievo. La trasparenza scientifica, in questo caso, ha funzionato come strumento di legittimazione internazionale, una credenziale che conta tanto nel mondo accademico quanto nel mercato dei servizi AI.
Le conseguenze per l’Europa e per l’Italia
Per l’Europa, la frammentazione dell’IA lungo linee geopolitiche pone un dilemma concreto che non si risolve con la sola regolamentazione. L’Unione Europea non produce un modello linguistico di frontiera paragonabile a GPT-5, Claude o DeepSeek. Mistral, l’azienda francese, è il tentativo europeo più avanzato, ma le sue dimensioni e le sue risorse non sono paragonabili a quelle dei laboratori americani o cinesi. L’Europa è regolatore, l’AI Act è la normativa più avanzata del mondo, ma non è produttore. Questo significa dipendere dalla tecnologia altrui, e la scelta tra tecnologia americana e tecnologia cinese non è neutrale: ha implicazioni sulla privacy, sulla sicurezza, sulla sovranità dei dati e sull’influenza politica.
Per l’Italia in particolare, il caso DeepSeek è doppiamente rilevante. Sul fronte normativo, l’AGCM ha già chiuso un’indagine sulla trasparenza di DeepSeek verso gli utenti italiani, stabilendo un precedente europeo sulla comunicazione delle allucinazioni. Sul fronte geopolitico, l’Italia è un paese del G7 con legami stretti con gli Stati Uniti ma anche con significativi interessi commerciali in Africa e nel Mediterraneo, le stesse aree dove DeepSeek si sta espandendo con maggiore velocità. L’Italia, la Danimarca e la Repubblica Ceca hanno vietato l’uso di DeepSeek sui dispositivi governativi per ragioni di sicurezza informatica. Il Belgio ha preso una decisione analoga. Queste misure proteggono le istituzioni pubbliche, ma non riguardano i cittadini e le imprese private che possono usare DeepSeek liberamente.
Il report Microsoft conclude con un dato che guarda avanti: la Gen Z del Sud globale sta adottando l’IA a tassi più alti rispetto alle generazioni precedenti e rispetto ai coetanei del Nord globale. Questa generazione di giovani utenti crescerà con l’IA cinese come riferimento predefinito, una scelta che non è stata fatta consapevolmente, ma che potrebbe avere conseguenze di lungo periodo sulla dipendenza tecnologica, sulle aspettative di privacy e sulla percezione di cosa l’IA può e non può fare.
Il dato generazionale è particolarmente significativo perché le abitudini tecnologiche formate in giovane età tendono a persistere. Un giovane nigeriano che oggi impara a usare l’IA attraverso DeepSeek su uno smartphone Huawei sviluppa familiarità con un’interfaccia, una lingua (spesso l’inglese con localizzazione cinese), un set di capacità e limiti specifici di quel modello. Quando tra cinque anni sarà un professionista, un imprenditore o un decisore, porterà con sé quelle abitudini, e la dipendenza dall’ecosistema tecnologico cinese sarà radicata nella pratica quotidiana, non solo nella disponibilità dell’infrastruttura.
Le risposte possibili: cooperazione, investimento, accessibilità
La frammentazione dell’adozione AI non è inevitabile nel lungo periodo, ma le finestre per intervenire si stanno restringendo. Le risposte possibili si collocano su tre assi. Il primo è la cooperazione internazionale: rendere accessibili i modelli AI occidentali nei paesi in via di sviluppo attraverso programmi di prezzo differenziato, partnership con operatori locali e rimozione delle barriere tecniche (metodi di pagamento, requisiti di registrazione, supporto linguistico). OpenAI ha iniziato a muoversi in questa direzione con versioni gratuite di ChatGPT, ma il prodotto gratuito ha limiti significativi rispetto alla versione a pagamento, e la penetrazione nel Sud globale resta bassa.
Il secondo asse è l’investimento in modelli multilingua e localizzati. I modelli attuali, americani e cinesi, funzionano meglio in inglese e cinese che nelle lingue locali di Africa, Asia meridionale e America Latina. Un modello che risponde in swahili, hindi, yoruba o portoghese brasiliano con la stessa qualità del suo output in inglese avrebbe un vantaggio competitivo nei mercati locali. Questo investimento richiede dati di addestramento in lingue sotto-rappresentate, un campo dove la collaborazione tra laboratori AI e comunità linguistiche locali potrebbe produrre benefici reciproci.
Il terzo asse è la costruzione di infrastruttura digitale nel Sud globale, connettività, data center, piattaforme cloud, che non dipenda da un singolo fornitore geopolitico. L’Europa, attraverso il programma Global Gateway, ha iniziato a investire in infrastrutture digitali in Africa come alternativa alla Belt and Road Initiative cinese, ma i fondi e la velocità di esecuzione non sono ancora comparabili.
Per chi lavora nell’IA in Italia e in Europa, il report Microsoft è un promemoria: la competizione per l’IA non si gioca solo sui benchmark e sulle prestazioni dei modelli. Si gioca sull’accesso, sul prezzo, sulla distribuzione e sulla capacità di raggiungere gli utenti dove sono. Su questo terreno, oggi, DeepSeek sta vincendo là dove nessun altro compete.
di Redazione AIPIA
Contenuti a cura della redazione dell'Associazione Italiana Professionisti dell'Intelligenza Artificiale.
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