Tecnologia

DeepSeek in italiano: cos’è, come funziona, come usarlo e cosa sapere sui dati

di Redazione AIPIA ·

Il 10 settembre 2026 DeepSeek ha rilasciato DeepSeek-V4.1-Flash, il modello più piccolo della sua nuova architettura, con comprensione nativa delle immagini e prezzi API ridotti. Per chi cerca “DeepSeek italiano” le domande però sono altre: si può usare in Italia, in che lingua risponde, dove finiscono i dati, cosa hanno deciso il Garante privacy e l’Antitrust. Le risposte che circolano in rete sono spesso ferme al gennaio 2025, quando l’app sparì dagli store italiani. Questa guida mette in fila cosa dicono oggi le fonti ufficiali, cosa resta incerto e come si colloca DeepSeek rispetto a ChatGPT.

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Modelli, prezzi, documenti del Garante e dell’AGCM verificati sulle fonti ufficiali il 5 ottobre 2026.

Cos’è DeepSeek e chi c’è dietro

DeepSeek è una famiglia di modelli linguistici e un assistente conversazionale sviluppati in Cina. Il titolare del trattamento dei dati indicato nell’informativa privacy è Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence Co., Ltd., con sede legale in Cina; nei provvedimenti delle autorità italiane compare anche la società collegata Beijing DeepSeek Artificial Intelligence Co., Ltd.

Il sito ufficiale è deepseek.com. Da lì si accede alla chat web (chat.deepseek.com), all’app, alla piattaforma API per sviluppatori e a DeepSeek Harness, un’applicazione desktop per lavorare con agenti. Il dettaglio non è banale: nei risultati di ricerca compaiono numerosi siti non ufficiali con nomi simili, che imitano il marchio e non hanno alcun legame documentato con l’azienda. Prima di inserire un’email o un documento conviene controllare l’indirizzo.

I modelli di DeepSeek a ottobre 2026

Il registro delle modifiche dell’API ufficiale elenca due modelli correnti. DeepSeek-V4.1-Flash, rilasciato il 10 settembre 2026, è il più piccolo della nuova famiglia e l’unico dei due che legge immagini. DeepSeek-V4-Pro è stato distribuito nella versione definitiva il 13 agosto 2026 su app, web e API. Entrambi gestiscono un contesto di un milione di token e risposte fino a 384.000 token. La famiglia V4 era stata presentata il 24 aprile 2026.

Il changelog riporta anche risultati su benchmark pubblici. Sono dichiarazioni del produttore, misurate con configurazioni scelte dal produttore stesso: utili per capire su cosa DeepSeek punta (agenti, programmazione, ragionamento), non per stabilire classifiche.

C’è poi il capitolo dei pesi. La pagina ufficiale di DeepSeek-V4-Pro su Hugging Face dichiara che repository e pesi del modello sono rilasciati con licenza MIT, una delle più permissive. Significa che chiunque può scaricare il modello ed eseguirlo sui propri server, anche per uso commerciale. Due cautele. La prima: la verifica riguarda la pagina di V4-Pro, e la licenza di ogni altro modello va controllata sulla sua pagina. La seconda: “pesi aperti” non equivale a “open source” in senso pieno, perché i dati e il codice di addestramento non sono pubblicati. AIPIA ha discusso la distinzione nell’analisi sui modelli open source e proprietari nel 2026.

Come si usa: web, app, API e modelli scaricabili

I modi di usare DeepSeek sono quattro, e hanno conseguenze molto diverse per chi lo usa dall’Italia.

Il primo è la chat web: secondo la delibera dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del dicembre 2025, il sito è accessibile dall’Italia dal 2 novembre 2023. Il secondo è l’app per smartphone, che la stessa delibera descrive come disponibile a livello globale dal 15 gennaio 2025 e rimossa volontariamente da DeepSeek dagli store italiani dopo il 29 gennaio 2025. Se oggi l’app sia tornata scaricabile in Italia non risulta da nessuna fonte ufficiale consultata: chi la trova deve verificare che lo sviluppatore indicato nello store sia quello ufficiale. Il terzo è l’API, a pagamento, per sviluppatori e aziende che integrano i modelli nei propri software. Il quarto è il download dei pesi e l’esecuzione in proprio, su server aziendali o su strumenti locali.

Sul costo della chat, le pagine ufficiali consultate non pubblicano un listino né dichiarano limiti d’uso. I prezzi ufficiali riguardano solo l’API e sono in dollari per milione di token, con una particolarità: dal 16 agosto 2026 cambiano con l’ora del giorno. Nelle fasce di punta (dalle 01:00 alle 04:00 e dalle 06:00 alle 10:00 UTC, dal lunedì al venerdì, festività cinesi escluse) si paga il doppio. Per V4.1-Flash l’input non in cache costa 0,15 dollari fuori punta e 0,30 in punta, l’output 0,60 e 1,20. Per V4-Pro rispettivamente 0,66 e 1,32 in input, 1,98 e 3,96 in output. DeepSeek si riserva di modificarli.

DeepSeek in italiano: cosa cambia dopo l’AGCM

DeepSeek si può interrogare in italiano, e la delibera dell’AGCM documenta proprio questo uso da parte degli utenti italiani. Il problema contestato era un altro.

Prima del procedimento, l’unica avvertenza sui rischi delle risposte diceva genericamente che andavano usate “for reference only”, in inglese anche quando l’utente scriveva in italiano da un indirizzo IP italiano. Con gli impegni accettati dall’Autorità, DeepSeek si è obbligata a inserire un banner permanente in lingua italiana sotto la casella dei messaggi, con l’invito a verificare i contenuti generati; un banner analogo nella pagina di registrazione; un avviso aggiuntivo in italiano dentro le risposte su temi sensibili come salute, diritto e finanza; la traduzione integrale in italiano dei termini di utilizzo, da mostrare per impostazione predefinita agli utenti con IP italiano. Secondo la delibera, sarebbe la prima personalizzazione nazionale del sito a livello mondiale.

Le misure andavano realizzate entro 90 giorni dall’accettazione. Lo stato effettivo di attuazione non è stato verificato in questa guida.

Dove finiscono i dati: informativa e Garante privacy

L’informativa privacy in inglese, aggiornata al 10 febbraio 2026, è esplicita: DeepSeek raccoglie, tratta e conserva i dati personali degli utenti nella Repubblica Popolare Cinese. I dati servono anche ad addestrare e migliorare i modelli, e l’utente ha il diritto di opporsi a questo uso. L’azienda dichiara di non fare pubblicità mirata e chiede di non inserire dati sensibili, come informazioni sanitarie, biometriche o relative a minori.

Il 30 gennaio 2025 il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato il provvedimento n. 33, con cui ha disposto, in via d’urgenza e con effetto immediato, la limitazione definitiva del trattamento dei dati degli utenti che si trovano in Italia da parte delle due società DeepSeek, riservandosi ogni altra determinazione all’esito dell’istruttoria. Nella sintesi della Relazione annuale 2025 il Garante ricorda la decisione come l’apertura del suo anno. Nei documenti consultati sul sito del Garante non risulta un provvedimento di revoca o modifica, né l’esito dell’istruttoria; non è però stato possibile consultare l’intero registro dei provvedimenti, quindi l’assenza di revoca non può essere affermata come certa.

Il messaggio pratico non cambia in nessuno dei due casi.

Su un servizio che conserva i dati in Cina non vanno caricati documenti aziendali, dati di clienti o informazioni personali di terzi. Per un’azienda il trasferimento extra UE di dati personali richiede valutazioni che un singolo dipendente non può fare da solo. La guida AIPIA su AI e privacy nel rispetto del GDPR spiega quali domande porsi prima di usare qualunque assistente.

L’AGCM e le allucinazioni: due autorità, due questioni

Molti articoli confondono i due procedimenti. Il Garante privacy si occupa di dati personali. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si è occupata di tutela dei consumatori: il 2 aprile 2025 ha avviato il procedimento PS12942 contro le due società per l’insufficiente informazione agli utenti sul rischio di “allucinazioni”, cioè risposte inesatte o inventate presentate come vere. Con il provvedimento n. 31784, adottato nell’adunanza del 16 dicembre 2025 e pubblicato nel Bollettino n. 1 del 5 gennaio 2026, l’Autorità ha reso obbligatori gli impegni di DeepSeek e chiuso il procedimento senza accertare l’infrazione. Il procedimento può essere riaperto d’ufficio se gli impegni non vengono rispettati. La vicenda è ricostruita nell’articolo AIPIA su DeepSeek, l’AGCM e l’informativa sulle allucinazioni.

DeepSeek vs ChatGPT: le differenze che contano

I confronti che circolano in rete si basano quasi sempre su benchmark del 2025, superati da almeno due generazioni di modelli. Più utile guardare alle differenze verificabili sulle fonti ufficiali.

Aspetto DeepSeek ChatGPT
Dove sono conservati i dati Repubblica Popolare Cinese, secondo l’informativa Gestiti da OpenAI; controlli sull’addestramento nelle impostazioni
Addestramento sulle conversazioni Sì, con diritto di opposizione Disattivabile dalle impostazioni, anche senza account
Pesi del modello Scaricabili per V4-Pro, licenza MIT I modelli di ChatGPT si usano come servizio ospitato da OpenAI
Uso senza account Non verificato su fonte ufficiale Sì, una conversazione alla volta e senza cronologia
Pubblicità Dichiara di non fare pubblicità mirata Annunci possibili nei piani Free e Go, annunciati per l’Italia il 18 agosto 2026
Situazione in Italia Limitazione del Garante del 30 gennaio 2025; impegni AGCM obbligatori Servizio accessibile da chatgpt.com, anche senza account

Per uno sviluppatore che vuole un modello potente da eseguire in casa, i pesi aperti di DeepSeek sono un argomento forte. Per un professionista che lavora su documenti di clienti dentro una chat ospitata, la geografia dei dati pesa più di qualsiasi punteggio.

Quando ha senso usarlo, e con quali cautele

Gli usi ragionevoli sono tre. Lo sviluppo software via API, dove il prezzo per token è basso e le richieste non contengono dati personali. L’esecuzione dei pesi in locale o su infrastruttura europea, che toglie di mezzo il trasferimento in Cina: in quel caso i dati restano dove gira il modello, e DeepSeek non li vede. La sperimentazione su testi pubblici, per confrontare le risposte con quelle di altri assistenti.

Gli usi da evitare sono altrettanto chiari: documenti aziendali, dati di clienti e dipendenti, informazioni sanitarie o legali di persone identificabili caricati nella chat ospitata. A questo si aggiunge la cautela generale, che vale per qualunque modello e che l’AGCM ha messo nero su bianco: le risposte possono essere false e vanno verificate. Il divario nell’adozione dell’intelligenza artificiale tra paesi, in cui DeepSeek ha un ruolo rilevante, è analizzato da AIPIA nell’articolo sul divario globale nell’adozione dell’IA.

DeepSeek è insieme due cose che vanno giudicate separatamente: un modello aperto che chiunque può far girare dove vuole, e un servizio cinese che conserva i dati in Cina. Chi confonde le due cose finisce o per rinunciare a uno strumento utile, o per regalare i propri dati a chi non dovrebbe averli.

Domande frequenti

DeepSeek si può usare in Italia?

La chat web risulta accessibile dall’Italia secondo la delibera AGCM di dicembre 2025, mentre l’app è stata rimossa dagli store italiani dopo il 29 gennaio 2025. Il 30 gennaio 2025 il Garante privacy ha disposto la limitazione del trattamento dei dati degli utenti italiani; nei documenti consultati non risulta una revoca.

DeepSeek è gratis?

Le pagine ufficiali consultate non pubblicano un listino né limiti per la chat. I prezzi ufficiali riguardano l’API: per V4.1-Flash l’input parte da 0,15 dollari per milione di token fuori punta.

DeepSeek risponde in italiano?

Sì, si può scrivere in italiano. Con gli impegni accettati dall’AGCM, DeepSeek si è obbligata a mostrare avvisi e termini di utilizzo in italiano agli utenti italiani.

DeepSeek è open source?

I pesi di DeepSeek-V4-Pro sono pubblicati su Hugging Face con licenza MIT e si possono scaricare ed eseguire in proprio. Non sono pubblicati i dati e il codice di addestramento, quindi è più corretto parlare di modello a pesi aperti.

Dove finiscono i dati inseriti in DeepSeek?

Secondo l’informativa aggiornata al 10 febbraio 2026, vengono conservati nella Repubblica Popolare Cinese e usati anche per addestrare i modelli, con diritto di opposizione. Se si eseguono i pesi in locale, i dati restano sull’infrastruttura di chi usa il modello.

Fonti

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