Claude Code è lo strumento di Anthropic che lavora dentro una cartella del tuo computer: legge i file, li modifica, esegue comandi e verifica il risultato. Per iniziare a programmare con l’AI servono un account a pagamento o della Console, un progetto piccolo, regole chiare sui permessi e un modo per controllare ogni modifica.
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ToggleClaude in chat e Claude Code non fanno lo stesso lavoro
La differenza si vede al primo minuto.
Nella chat di Claude incolli un pezzo di codice, ricevi una risposta e la ricopi a mano dove serve. Il modello non vede il resto del progetto e non sa se la sua proposta funziona. Claude Code invece parte da una cartella: la documentazione ufficiale lo descrive come uno strumento che legge la base di codice, modifica i file, esegue comandi e si integra con gli strumenti di sviluppo. In pratica non scrive un suggerimento, compie un’azione sul disco. Per questo il rapporto cambia: non stai più chiedendo un consiglio, stai delegando un lavoro che poi devi saper controllare.
Gira in più ambienti. C’è il terminale, l’interfaccia più completa; ci sono le estensioni per VS Code e JetBrains, l’app desktop con la scheda Code e una versione web su claude.ai/code. Chi non ha mai aperto un terminale può partire dall’app desktop, che secondo Anthropic include già Claude Code e richiede un abbonamento a pagamento.
Sul piano dei requisiti la pagina di installazione è netta. Serve un account Pro, Max, Team, Enterprise oppure della Console di Anthropic, in alternativa un fornitore terzo come Amazon Bedrock, Google Cloud o Microsoft Foundry; il piano gratuito di claude.ai non include Claude Code. Sistemi operativi supportati: macOS 13 o successivo, Windows 10 versione 1809 o successiva, Ubuntu 20.04, Debian 10, Alpine 3.19. Almeno 4 GB di RAM e connessione a internet. Prezzi e limiti d’uso cambiano spesso: vanno letti sulla pagina dei piani il giorno in cui ti abboni, non su un articolo.
L’installazione consigliata su macOS, Linux e WSL è uno script ufficiale lanciato dal terminale; su Windows esiste l’equivalente per PowerShell. Al termine, il comando claude –version deve restituire un numero di versione. Poi entri nella cartella del progetto, digiti claude e al primo avvio fai l’accesso dal browser.
Il primo progetto: un contatore di parole in un solo file
Il primo esercizio deve stare in una pagina. Grande abbastanza da richiedere più passaggi, piccolo abbastanza da poterlo controllare tutto con i tuoi occhi.
La proposta didattica di questa guida è una pagina HTML autonoma che conta parole e caratteri di un testo incollato e stima il tempo di lettura. Niente librerie esterne, niente server, niente dati personali: si apre con un doppio clic nel browser. È un progetto inutile per un’azienda e perfetto per imparare, perché il risultato si verifica a mano in trenta secondi con un testo di lunghezza nota. Crea una cartella vuota, per esempio contatore-parole, e inizializza un repository Git con il comando git init prima di qualsiasi altra cosa: è la tua rete di sicurezza, ne parliamo più avanti.
Il lavoro si divide in quattro tempi. Pianificare, creare i file, leggere le modifiche, provare il risultato. La documentazione di Anthropic suggerisce lo stesso ordine nelle sue best practice: esplorare, pianificare, scrivere il codice, salvare con un commit.
Per la pianificazione usa la modalità piano. Premi Maiusc+Tab finché la barra di stato mostra plan mode on, oppure avvia la sessione con claude –permission-mode plan. In questa modalità Claude legge, ragiona e propone un piano senza toccare i file; le modifiche restano bloccate finché non approvi. Leggi il piano come leggeresti il preventivo di un artigiano: quali file creerà, cosa farà ognuno, come verificherà il risultato. Se qualcosa non torna, lo dici prima. Costa molto meno correggere tre righe di piano che trenta righe di codice.
Il prompt iniziale: obiettivo, confini, criteri di riuscita
Un prompt vago produce un progetto vago. Questo è un esempio completo da adattare, scritto per la modalità piano:
«Obiettivo: creare in questa cartella un file index.html autonomo che conti parole e caratteri del testo incollato in un’area di testo e stimi il tempo di lettura a 200 parole al minuto, arrotondato per eccesso al minuto intero. Confini: un solo file, HTML, CSS e JavaScript scritti a mano, nessuna libreria o risorsa esterna, nessuna chiamata di rete, nessun dato salvato. Non modificare file fuori da questa cartella. Interfaccia in italiano, leggibile su telefono. Criteri di riuscita: con un testo vuoto mostra 0 parole e 0 minuti; con un testo di 400 parole mostra 400 parole e 2 minuti; con 401 parole mostra 3 minuti; spazi doppi e a capo non creano parole fantasma. Prima di scrivere codice proponi un piano e spiega come verificherai questi quattro casi. Alla fine elenca i file creati e i comandi eseguiti.»
Tre elementi fanno la differenza.
I confini dicono cosa non fare, ed è la parte che i principianti dimenticano. I criteri di riuscita trasformano il gusto personale in una verifica: la documentazione ufficiale insiste proprio su questo punto, raccomandando di dare a Claude un controllo eseguibile, come un test o uno script, perché senza un segnale di riuscita l’unico criterio diventa «sembra finito». La richiesta finale di elencare file e comandi ti dà invece una traccia da confrontare con ciò che vedi sul disco. Il caso delle 401 parole non è un capriccio: è il punto in cui un arrotondamento sbagliato si tradisce subito.
Approvato il piano, Claude crea il file. Aprilo nel browser e prova i quattro casi tu stesso, con testi che hai preparato a parte. Poi chiedi un secondo passo, uno solo: per esempio un pulsante che azzera l’area di testo. Un cambiamento alla volta, ognuno verificato, ognuno salvato con un commit.
Permessi, versioni e segreti: le regole prima della comodità
Claude Code agisce sul tuo computer. Le modalità di permesso stabiliscono cosa può fare senza chiederti conferma, e conviene conoscerle prima di averne bisogno.
La documentazione ne elenca sei. In Manual, il cui valore tecnico è default, Claude legge liberamente ma chiede prima di modificare file o lanciare comandi. In acceptEdits approva da solo le modifiche ai file e i comandi comuni di gestione delle cartelle. La modalità plan serve a ragionare senza toccare nulla. In auto un secondo modello, il classificatore, esamina le azioni al posto tuo e blocca quelle che giudica rischiose: dalle versioni più recenti è la modalità di partenza per le sessioni da terminale e VS Code. Poi dontAsk, pensata per script e CI. Infine bypassPermissions, che salta ogni controllo e che Anthropic raccomanda solo dentro container o macchine virtuali isolate, avvertendo che non offre protezione contro la prompt injection né contro azioni non volute. Per un principiante la scelta ragionevole è semplice: Manual o piano finché non hai capito come si muove lo strumento, e mai la modalità che salta i controlli sul computer di lavoro.
Il versionamento è il secondo pilastro. Claude Code crea in automatico dei punti di ripristino: premendo due volte Esc, o con il comando /rewind, puoi riportare codice e conversazione a un momento precedente. La documentazione però elenca i limiti con chiarezza. I file modificati da comandi di terminale, come una cancellazione o uno spostamento, non vengono tracciati; le modifiche fatte fuori dalla sessione nemmeno. E i punti di ripristino non sostituiscono il controllo di versione. Per questo Git va inizializzato prima di cominciare e ogni passo riuscito merita un commit.
Poi i dati. Nessuna password, chiave API, documento di clienti o dato personale va messo nella cartella di un esercizio. Se un progetto reale li richiede, restano in file esclusi dal versionamento e dichiarati fuori limite nelle istruzioni; le regole di permesso di tipo deny bloccano un’azione in ogni modalità, comprese quelle più permissive. Il resto è prudenza elementare: leggi sempre il comando che stai per approvare, anche quando sembra innocuo.
Riprendere il lavoro e verificare il codice
Le sessioni si interrompono. Una riunione, la sera, un errore che non capisci.
Claude Code salva le conversazioni in locale: claude –continue riprende l’ultima, claude –resume mostra un elenco tra cui scegliere. Funziona, ma una conversazione lunga accumula tentativi falliti e istruzioni superate, e le best practice ufficiali ricordano che le prestazioni del modello calano man mano che il contesto si riempie. Il metodo più pulito è un file di stato breve nella cartella del progetto, aggiornato a fine sessione: cosa funziona, cosa manca, quale decisione hai preso e perché, qual è il prossimo passo. Dieci righe. Alla ripresa apri una sessione nuova, con /clear se serve, e chiedi a Claude di leggere quel file prima di fare qualsiasi cosa. Esiste anche il file CLAUDE.md, che lo strumento legge all’inizio di ogni sessione: è il posto per le regole stabili del progetto, non per il diario di bordo. Tenerlo corto è un consiglio della stessa documentazione, secondo cui un CLAUDE.md troppo lungo fa perdere le istruzioni importanti nel rumore.
La verifica è la parte che resta tua. Il codice generato può essere plausibile e sbagliato, e il fatto che Claude dichiari di aver finito non dimostra nulla. Chiedi le prove: il comando eseguito, il suo output, il test passato. Rileggi le modifiche prima di salvarle con git diff o nella vista delle differenze dell’estensione. Se non capisci una riga, chiedi che ti venga spiegata in italiano semplice; se dopo due correzioni lo strumento continua a sbagliare la stessa cosa, la documentazione suggerisce di ripartire da una sessione pulita con un prompt migliore invece di insistere.
Questa lista di controllo tiene insieme le abitudini descritte:
- Cartella dedicata con Git inizializzato prima del primo prompt.
- Prompt con obiettivo, confini e criteri di riuscita verificabili.
- Piano letto e approvato prima di qualsiasi modifica.
- Modalità Manual o piano finché lo strumento non ti è familiare.
- Nessun segreto, nessun dato personale, nessun file di clienti nella cartella.
- Ogni modifica provata a mano e salvata con un commit.
- File di stato di dieci righe aggiornato a fine sessione.
- Codice che non sai spiegare non va in uso.
Programmare con l’AI non elimina il bisogno di capire il codice. Lo sposta: meno tempo a scrivere, più tempo a decidere cosa chiedere e a giudicare cosa arriva. Chi vuole lavorare su questi passaggi con un docente trova nel Corso Advanced AIPIA, che dedica un modulo a Claude Code e allo sviluppo guidato dall’AI, la parte pratica con repository, debugging e revisione del codice. Se non sai ancora da quale livello partire, il test di autovalutazione sulle competenze AI aiuta a orientarsi; per migliorare la scrittura delle richieste è utile anche la guida su come parlare con un modello linguistico.
Domande frequenti su Claude Code
Claude Code si può usare con il piano gratuito di Claude?
No. La documentazione di installazione indica che servono un account Pro, Max, Team, Enterprise o della Console di Anthropic, oppure un fornitore terzo supportato. Il piano gratuito di claude.ai non include Claude Code.
Serve saper programmare per iniziare?
Per un esercizio come il contatore di parole, no. Serve però la disponibilità a leggere ciò che viene prodotto e a fare domande quando una riga non è chiara. Su un progetto reale, la capacità di valutare il codice resta indispensabile.
Che differenza c’è tra Claude e Claude Code?
Claude in chat risponde ai messaggi e non vede il tuo computer. Claude Code lavora in una cartella: legge i file, li modifica, esegue comandi e controlla l’esito, chiedendo il permesso secondo la modalità scelta.
Posso annullare una modifica sbagliata?
Sì, con il menu di ripristino che si apre premendo due volte Esc o con /rewind, ma solo per le modifiche fatte dagli strumenti di modifica dei file. Le operazioni eseguite da comandi di terminale non vengono tracciate: per questo serve Git.
Fonti
- Anthropic, Claude Code overview
- Anthropic, Advanced setup: requisiti di sistema e autenticazione
- Anthropic, Choose a permission mode
- Anthropic, Checkpointing
- Anthropic, Best practices for Claude Code
di Redazione AIPIA
Contenuti a cura della redazione dell'Associazione Italiana Professionisti dell'Intelligenza Artificiale.
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