Il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) entra nella sua fase di applicazione generale: da quella data diventa esigibile la maggior parte degli obblighi previsti dal testo, compresi quelli sui sistemi ad alto rischio elencati nell’allegato III il 2 agosto 2026. Nelle stesse settimane l’edizione di luglio del Corso AI Base con Credenziale Europea di AIPIA ha esaurito i posti disponibili. Le iscrizioni restano aperte per l’edizione successiva, in calendario dal 17 al 25 settembre 2026.
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ToggleDue fatti che si spiegano a vicenda.
La scadenza normativa ha trasformato la formazione sull’intelligenza artificiale da interesse personale a requisito organizzativo, e il tutto esaurito di luglio lo conferma meglio di qualunque analisi. Questo articolo spiega come è costruito il corso, cosa contiene il programma in otto moduli, come funziona l’esame, cosa attesta la credenziale con sigillo eIDAS e a chi conviene iscriversi, con i dati esatti su date e contributo formativo.
Perché la domanda di formazione AI supera l’offerta
L’articolo 4 dell’AI Act è in applicazione dal 2 febbraio 2025. Impone a fornitori e utilizzatori di sistemi di intelligenza artificiale di garantire al proprio personale un livello sufficiente di alfabetizzazione AI, tenendo conto del contesto d’uso, delle mansioni e delle persone su cui i sistemi incidono. Non fissa un monte ore, non allega un programma ministeriale, non istituisce un albo dei formatori: chiede un risultato, la competenza effettiva, e lascia alle organizzazioni l’onere di dimostrare di averlo raggiunto.
In Italia il quadro si è completato con la Legge 23 settembre 2025, n. 132, che ha adeguato l’ordinamento nazionale al regolamento europeo e ha distribuito compiti di vigilanza e coordinamento tra le autorità designate. Il risultato pratico è lineare: un’impresa o uno studio professionale che usa strumenti di IA, anche solo generativa, deve poter documentare che le persone che li usano sanno cosa stanno facendo, quali limiti hanno quegli strumenti e quali regole ne governano l’impiego.
Poi c’è il mercato del lavoro, che si muove per conto suo.
Le competenze sull’intelligenza artificiale compaiono ormai con regolarità negli annunci anche per profili non tecnici: marketing, amministrazione, risorse umane, uffici legali, segreterie di direzione. Chi le possiede e riesce a dimostrarle con un titolo verificabile parte avvantaggiato. Chi le dichiara senza poterle provare si confonde nella massa dei curriculum che citano ChatGPT alla voce competenze, senza che nessuno possa distinguere l’uso consapevole dall’esperimento occasionale. La differenza la fa la verificabilità, non l’autodichiarazione.
C’è infine un terzo fattore, meno visibile ma altrettanto concreto: la responsabilità. Quando un documento prodotto con l’aiuto dell’IA contiene un errore, a risponderne è il professionista che lo ha firmato, non il modello che lo ha generato. Sapere dove gli strumenti sbagliano, e con quale frequenza, non è cultura generale: è gestione del rischio. Le organizzazioni che lo hanno capito stanno formando le persone prima che l’errore arrivi, non dopo.
Quattro sessioni live di due ore, pensate per chi lavora
Il Corso AI Base dura otto ore, distribuite in quattro sessioni live dalle 18:00 alle 20:00 nell’arco di due settimane. L’edizione di settembre si svolge tra il 17 e il 25 del mese. La scelta dell’orario serale risponde a un vincolo concreto: il corso si rivolge a professionisti e dipendenti che non possono sottrarre giornate intere all’attività, e due ore a fine giornata restano sostenibili anche nei periodi pieni.
Le lezioni si tengono online, in diretta streaming, con la possibilità di porre domande ai docenti durante la sessione. Chi perde un appuntamento non perde il corso: le registrazioni restano disponibili nei 30 giorni successivi, un margine sufficiente per recuperare con calma e ripassare prima dell’esame.
Il formato in diretta non è un dettaglio organizzativo. Un corso registrato si compra e si dimentica: le piattaforme di video on demand conoscono bene i tassi di abbandono dei propri cataloghi. Quattro appuntamenti fissi in calendario, con un docente che risponde in tempo reale e un esame alla fine, creano un impegno di natura diversa. Le registrazioni servono da rete di sicurezza, non da modalità principale di fruizione.
Otto ore sono poche? Dipende dall’obiettivo.
Il corso non promette di trasformare un commercialista in un ingegnere del machine learning, e non lo dichiara. Punta a un traguardo diverso: dare a chi lavora una comprensione operativa degli strumenti di IA generativa, dei loro limiti reali e delle regole che ne disciplinano l’uso professionale. Per questo livello, otto ore ben progettate bastano, a condizione che siano seguite da pratica quotidiana sugli strumenti. Ed è esattamente la pratica che il programma cerca di innescare fin dalla prima sessione.
Il programma in otto moduli, dai token agli agenti
Il programma copre otto moduli:
- fondamenti dell’IA e concetti di base: token, embedding, finestra di contesto;
- prompt engineering su ChatGPT, Claude e Gemini;
- allucinazioni, bias e affidabilità dei modelli;
- generazione di immagini con Midjourney, DALL-E, Flux e Stable Diffusion;
- i 10 strumenti del professionista 2026;
- agenti AI e Claude Code per non sviluppatori;
- cloud e API di OpenAI, Anthropic e Google;
- il quadro normativo: AI Act, Legge 132/2025 e GDPR.
La sequenza ha una logica precisa. Prima i concetti che permettono di capire perché un modello linguistico risponde come risponde: cosa è un token, come funziona la finestra di contesto, perché a volte il sistema produce informazioni inventate con tono sicuro. Poi la pratica sui tre assistenti più diffusi, con tecniche di prompt engineering replicabili il giorno dopo in ufficio. Quindi la parte visiva, la rassegna ragionata degli strumenti che un professionista dovrebbe conoscere nel 2026, e i due moduli che guardano avanti: gli agenti, cioè i sistemi capaci di eseguire compiti in autonomia, spiegati a chi non scrive codice, e le API dei grandi fornitori, per capire cosa chiedere (e cosa non farsi vendere) quando si tratta con un fornitore tecnologico.
Il modulo normativo chiude il cerchio.
AI Act, Legge 132/2025 e GDPR vengono trattati dal punto di vista di chi deve rispettarli, non da quello del giurista: cosa si può fare, cosa va documentato, dove stanno i rischi concreti per un professionista o una PMI. Non è l’appendice di rito: per molte delle persone in aula è la parte che giustifica da sola l’iscrizione, perché traduce in pratica quotidiana obblighi che altrimenti resterebbero lettera di regolamento. Su questo fronte AIPIA mantiene anche una guida operativa all’AI Act aggiornata trimestralmente, che molti corsisti continuano a usare come riferimento dopo la fine delle lezioni.
L’esame: 30 domande, 45 minuti, soglia al 70 per cento
Alla fine del corso c’è un esame, ed è il passaggio che distingue questo formato dai molti corsi che rilasciano attestati di sola frequenza. Trenta domande a scelta multipla da completare in 45 minuti, con soglia di superamento al 70 per cento. Chi non ce la fa al primo colpo ha diritto a un secondo tentativo gratuito, senza contributi aggiuntivi e senza dover ripetere le lezioni.
Non è un esame ostile. È un filtro di serietà.
Le domande coprono l’intero programma, dai concetti tecnici al quadro normativo, e verificano la comprensione, non la memoria: riconoscere un caso d’uso a rischio, individuare l’errore in un prompt, distinguere ciò che il GDPR consente da ciò che vieta. Chi ha seguito le sessioni e ha messo le mani sugli strumenti lo supera; chi si è limitato a scorrere le slide fatica. È il motivo per cui la soglia al 70 per cento ha un valore informativo reale per chi poi legge la credenziale.
Il superamento dà diritto alla European AI Professional Credential – Base, una Credenziale Digitale Europea (EDC) firmata con sigillo elettronico eIDAS. Non è un PDF con un logo: è un documento digitale strutturato, la cui integrità e la cui provenienza sono verificabili da chiunque attraverso l’infrastruttura pubblica europea delle credenziali. AIPIA è la prima associazione italiana a rilasciare EDC nel formato della Commissione europea, con sigillo eIDAS, e la pagina dedicata alla Credenziale Europea AI descrive nel dettaglio il meccanismo di emissione e di verifica.
La credenziale vale un anno e si rinnova con un contributo di 19 euro. La scadenza annuale è coerente con la materia: attestare nel 2026 una competenza fotografata tre anni prima avrebbe poco senso, in un campo dove gli strumenti cambiano ogni trimestre e le norme quasi alla stessa velocità.
Il contributo formativo: 249 euro una tantum
La partecipazione richiede un contributo formativo di 249 euro, una tantum. Comprende le quattro sessioni live, l’accesso alle registrazioni per 30 giorni, l’esame con l’eventuale secondo tentativo e l’emissione della credenziale. Non ci sono costi nascosti, moduli premium da aggiungere in un secondo momento o abbonamenti mascherati: si versa una volta e il ciclo formativo è completo.
Per le iscrizioni aziendali con almeno 3 partecipanti il contributo scende a 229 euro a persona. È la formula pensata per le imprese che devono adempiere all’obbligo di alfabetizzazione dell’articolo 4 e preferiscono farlo con una formazione documentata da credenziali verificabili, anziché con un foglio firme in sala riunioni che nessuna autorità considererebbe una prova convincente.
Chi intende proseguire oltre il livello Base può valutare il Percorso Formativo Completo, che unisce Corso Base e Corso Advanced con un contributo di 548 euro invece di 648. Le modalità di iscrizione e il calendario aggiornato si trovano nella pagina del Corso AI Base con Credenziale Europea; chi vuole prima entrare nell’associazione trova condizioni e benefici nella pagina di iscrizione ad AIPIA.
Per chi è il corso, e per chi non lo è
Il profilo tipico del partecipante è chi lavora e usa già l’IA generativa a intuito: l’avvocato che fa riassumere sentenze a ChatGPT senza sapere cosa sia un’allucinazione, la responsabile marketing che genera immagini senza conoscere le implicazioni sul diritto d’autore, il titolare di PMI che vuole capire se gli agenti AI c’entrano qualcosa con la sua amministrazione. Persone che non devono programmare nulla, ma devono decidere, comprare, delegare e rispondere di ciò che accade nei loro uffici.
Funziona anche per chi parte da zero assoluto, proprio perché il primo modulo non dà nulla per scontato.
La platea a cui il corso si rivolge è per costruzione trasversale: liberi professionisti accanto a dipendenti mandati dall’azienda, dirigenti di enti pubblici accanto a chi sta cambiando lavoro e vuole aggiungere al curriculum un titolo che regga una verifica. L’orario serale e il formato online rendono la partecipazione compatibile con quasi ogni agenda, ed è una delle ragioni per cui i posti finiscono.
Non è invece il corso giusto per chi sviluppa software e cerca fine tuning, architetture multi agente o integrazioni via API: quel terreno appartiene al Corso Advanced, in calendario dal 20 al 28 agosto 2026, con un contributo di 399 euro che scende a 299 per chi ha già la credenziale Base. E non è la scelta adatta a chi cerca un titolo accademico: la credenziale attesta competenze operative verificate da un’associazione professionale ai sensi della Legge 4/2013, non sostituisce una laurea né un master universitario, e il corso non pretende il contrario.
L’edizione di luglio esaurita racconta una cosa semplice: il 2 agosto ha spostato l’alfabetizzazione AI dalla colonna delle buone intenzioni a quella dei requisiti. Il 17 settembre è il primo appuntamento utile per chi non è salito in tempo.
di Redazione AIPIA
Contenuti a cura della redazione dell'Associazione Italiana Professionisti dell'Intelligenza Artificiale.
