Normativa AI

Digital Omnibus su AI: il Parlamento UE vota la posizione negoziale e si aprono i nodi

di Redazione AIPIA ·

Il Parlamento Europeo ha votato la propria posizione negoziale sul Digital Omnibus on AI, il pacchetto di semplificazione presentato dalla Commissione per riallineare l’AI Act alle esigenze di imprese e amministrazioni.

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Sei settimane dopo le tre istituzioni dell’Unione hanno raggiunto un accordo politico parziale. Il 7 maggio 2026 il pacchetto si è arricchito di due elementi: il rinvio di alcuni obblighi sui sistemi alto rischio e un divieto esplicito per le applicazioni di nudificazione basate su immagini sintetiche. La Vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha confermato il calendario serrato: voto delle commissioni a maggio, plenaria a giugno, pubblicazione in Gazzetta Ufficiale a luglio 2026, a ridosso del 2 agosto, data prevista per l’entrata in vigore degli obblighi alto rischio.

Cosa contiene il Digital Omnibus on AI

La proposta della Commissione si articola in venti misure con tre obiettivi: posticipare gli obblighi più gravosi, semplificare la documentazione richiesta, integrare i sistemi AI alto rischio nei processi di conformità già previsti dal New Legislative Framework. Il NLF è il quadro orizzontale che governa la marcatura CE dei prodotti regolati. Il punto politicamente più delicato è la combinazione tra rinvio e ampliamento dell’approccio integrato. Per i sistemi alto rischio standalone (cioè non incorporati in prodotti già regolati come dispositivi medici, macchinari, giocattoli) la nuova data di applicazione proposta è il 2 dicembre 2027. Per i sistemi embedded in prodotti coperti dal NLF la scadenza slitta al 2 agosto 2028.

Trasparenza descrittiva, integrazione documentale.

In entrambi i casi i fornitori potranno usare la propria documentazione di conformità di settore, integrandola con i requisiti AI specifici, anziché produrre un fascicolo separato dedicato all’AI Act.

Il voto del 26 marzo e la posizione del Parlamento

La maggioranza è stata ampia ma non unanime. PPE, Renew Europe e una parte di S&D hanno sostenuto il rinvio, mentre Verdi e La Sinistra hanno votato contro denunciando il rischio che la semplificazione si traduca in un arretramento dei diritti dei cittadini esposti a sistemi automatizzati di selezione del personale, scoring creditizio e ammissione scolastica. Gli emendamenti approvati dalla plenaria hanno introdotto due paletti: il rinvio non si applica ai sistemi che incidono su diritti fondamentali sensibili (sanità pubblica, istruzione obbligatoria, accesso a sussidi essenziali) e la Commissione dovrà presentare una relazione semestrale sull’attuazione degli obblighi posticipati.

Virkkunen, finlandese, ex commissaria nazionale alle telecomunicazioni, ha tenuto un punto fermo: la semplificazione non è deregolamentazione. La distinzione, sottolineata anche da DIGITALEUROPE che rappresenta circa 45.000 aziende digitali in Europa, è tutt’altro che retorica. Significa che gli obblighi sostanziali (gestione del rischio, qualità dei dati, supervisione umana, trasparenza, robustezza) restano in vigore. Cambia solo la geografia delle scadenze e la forma della documentazione.

L’accordo del 7 maggio sul divieto delle app di nudificazione

Una clausola che cambia il peso politico dell’intero pacchetto.

L’accordo del 7 maggio 2026 ha aggiunto al pacchetto un elemento non previsto inizialmente: il divieto esplicito delle applicazioni che generano immagini di nudo non consensuali a partire da fotografie reali. La proposta era stata avanzata dal gruppo di lavoro coordinato dalla relatrice spagnola Maria Manuel Leitão Marques. Ha trovato il sostegno trasversale di Commissione e Consiglio dopo il caso italiano del settembre 2025, quando un’inchiesta della Procura di Roma ha individuato siti che usavano AI generativa per produrre immagini intime false di minorenni. Il divieto si applica sia ai fornitori di tali strumenti sia agli utilizzatori, con sanzioni che possono arrivare al 7% del fatturato globale annuo.

L’integrazione del divieto nel Digital Omnibus rende il pacchetto politicamente più difficile da bocciare. Gli emendamenti che vorrebbero indebolire il rinvio rischiano di mettere in discussione anche il divieto di nudificazione, scelta che nessun gruppo politico vuole assumere pubblicamente.

Il rinvio degli obblighi alto rischio: 2 dicembre 2027 e 2 agosto 2028

Per le imprese italiane il rinvio è la notizia operativamente più rilevante. Le PMI che stavano lavorando per essere conformi entro il 2 agosto 2026 a sistemi standalone (per esempio piattaforme di selezione del personale, software di valutazione creditizia, applicazioni di triage sanitario) ottengono sedici mesi aggiuntivi. Quelle che integrano AI in dispositivi medici, macchinari industriali o giocattoli hanno due anni in più per allineare la documentazione AI alla marcatura CE già prevista dal NLF.

Resta il fatto che il rinvio non è una sospensione.

Le aziende che vorranno sfruttare i mesi aggiuntivi per chiudere fornitori, formare personale, costruire processi interni di gestione del rischio AI faranno la scelta giusta. Quelle che leggeranno il rinvio come permesso di rallentare si troveranno nel 2027 nella stessa condizione di affanno in cui si trovano oggi. AIPIA dedica al tema una guida operativa all’AI Act aggiornata trimestralmente, con i passaggi concreti di compliance per ciascuna tipologia di sistema.

La consultazione sull’Articolo 50 e la trasparenza dei contenuti sintetici

L’8 maggio 2026 la Commissione UE ha avviato la consultazione pubblica sul progetto di orientamenti per l’attuazione dell’Articolo 50 dell’AI Act, la norma che disciplina gli obblighi di trasparenza per chatbot, deep fake e contenuti generati o manipolati da AI. La consultazione è aperta fino al 12 luglio 2026 e riguarda quattro famiglie di obblighi. La prima è l’informativa preventiva all’utente quando interagisce con un chatbot. La seconda è l’etichettatura dei contenuti sintetici (immagini, video, audio, testi). La terza è la dichiarazione esplicita di deep fake. La quarta è l’obbligo per i fornitori di sistemi GPAI di marchiare in modo machine-readable l’output del modello.

Il punto tecnico più difficile è il coordinamento tra Articolo 50 e standard di marcatura come C2PA (Coalition for Content Provenance and Authenticity), promosso da Adobe, Microsoft, BBC e altri attori globali. La Commissione si orienta verso il riconoscimento di C2PA come standard di riferimento, ma chiede ai partecipanti alla consultazione se sia opportuno richiedere alternative interoperabili. Per le imprese italiane che producono contenuti pubblicitari, editoriali o formativi con AI generativa la consultazione è il momento giusto per intervenire: dopo la pubblicazione degli orientamenti i margini di manovra si chiuderanno.

Cosa cambia davvero per le imprese italiane in compliance

La combinazione tra Digital Omnibus, accordo politico del 7 maggio e consultazione sull’Articolo 50 disegna un quadro in cui la compliance AI italiana entra in una nuova fase. Tre indicazioni operative emergono in modo netto. Prima: la documentazione di conformità potrà essere integrata nei processi NLF già esistenti per chi produce dispositivi medici, macchinari, giocattoli, materiale elettrico, e per queste imprese il rischio principale non è più la duplicazione documentale ma l’aggiornamento delle figure interne (responsabile qualità, regulatory affairs, ufficio tecnico) sui nuovi requisiti AI. Seconda: i sistemi standalone alto rischio hanno tempo fino al 2 dicembre 2027, ma solo se l’azienda usa il rinvio per fare lavoro sostanziale. Terza: la trasparenza sui contenuti sintetici diventa un obbligo trasversale, valido per chiunque produca o pubblichi materiale generato da AI in modo professionale.

L’AIPIA segue il trilogo passo per passo come Partecipante della European AI Alliance e aggiorna i propri associati attraverso webinar tecnici mensili. Il nodo politico vero non è il calendario. È la capacità del sistema produttivo italiano di trasformare i mesi aggiuntivi in compliance reale anziché in rinvio della pratica. Il Digital Omnibus offre una finestra. Sta alle imprese decidere se attraversarla o aspettare l’ennesima proroga che potrebbe non arrivare.

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