Un DOI identifica un documento in modo persistente, anche se il suo indirizzo web cambia. È la sigla di Digital Object Identifier: una stringa unica, registrata presso un’agenzia e associata a metadati, che si risolve dal sito doi.org e porta a chi la usa l’oggetto che identifica, oggi e fra dieci anni. Nato nell’editoria scientifica, il DOI serve a qualunque pubblicazione che qualcuno voglia citare con sicurezza: articoli, dataset, software, rapporti, guide. AIPIA, l’associazione italiana dei professionisti dell’intelligenza artificiale, ha depositato con DOI tre guide del proprio Comitato Tecnico-Scientifico e le elenca nel registro Identità e identificativi, nella sezione Pubblicazioni. Questo articolo spiega come è fatto un DOI, chi lo assegna, che cos’è Zenodo, che differenza c’è fra concept DOI e DOI di versione e perché un’associazione professionale sceglie di usarlo.
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ToggleChe cos’è un DOI e come è fatto
La DOI Foundation, l’organizzazione senza scopo di lucro che governa il sistema, definisce il DOI come l’identificativo digitale di un oggetto, fisico, digitale o astratto, progettato per essere usato dalle macchine oltre che dalle persone. La sintassi è fissata dalla norma ISO 26324: un prefisso, che comincia sempre con «10.» seguito da un numero, una barra, e un suffisso scelto da chi registra. L’esempio della fondazione è 10.1000/182, che diventa un collegamento quando lo si scrive come https://doi.org/10.1000/182. Il servizio doi.org è il resolver: riceve il DOI e reindirizza all’indirizzo corrente dell’oggetto. Se il documento cambia sito o percorso, chi lo ha pubblicato aggiorna l’indirizzo nei metadati e il DOI resta lo stesso, mentre un semplice URL si rompe. La fondazione elenca tre proprietà: il DOI è persistente, è «azionabile» (usarlo produce un effetto, la risoluzione) e la sua risoluzione è gratuita. I metadati si possono correggere e arricchire negli anni senza toccare l’identificativo.
Chi assegna i DOI: DataCite, Crossref e le altre agenzie
Nessuno registra un DOI direttamente presso la fondazione: lo fanno le agenzie di registrazione, coordinate dalla International DOI Foundation, ognuna con una comunità e regole proprie. Crossref serve soprattutto l’editoria accademica, riviste e libri, e collega fra loro le citazioni. DataCite si descrive come una comunità globale che rende disponibili e connessi i risultati e le risorse della ricerca, dai dati ai preprint, attraverso identificativi persistenti e metadati. La documentazione DataCite ricorda che il prefisso è un puro spazio di nomi senza significato: mettere un senso dentro il codice, per esempio il nome del deposito, è pericoloso perché i nomi cambiano. Raccomanda anche di mostrare sempre il DOI come URL completo.
Zenodo: il deposito del CERN nato con OpenAIRE
Zenodo è un archivio aperto e generalista gestito dal CERN. La sua pagina di presentazione racconta l’origine: il progetto europeo OpenAIRE, incaricato dalla Commissione di sostenere la politica sui dati aperti, aveva bisogno di un deposito «per tutto» dove pubblicare i risultati della ricerca finanziata dall’Unione; il CERN, partner di OpenAIRE, lo costruì e Zenodo fu lanciato nel maggio 2013. Da allora accoglie ricerca di ogni disciplina e di ogni Paese, senza vincoli di formato, dimensione o licenza; i file stanno nel data center del CERN, il software è Invenio, open source, e i metadati sono rilasciati con licenza CC0. Ogni deposito riceve un DOI registrato attraverso DataCite. Le comunità di Zenodo sono raccolte curate da chi le crea, un progetto, un’istituzione, un’associazione, che accetta o rifiuta i depositi proposti.
Concept DOI e DOI di versione
Zenodo tratta ogni nuova versione di un deposito come un record nuovo, con metadati, file e identificativo propri, collegato a tutte le versioni precedenti e future: così chi cita una versione precisa ha la certezza che i file non sono cambiati. Accanto ai DOI delle singole versioni esiste un DOI che rappresenta l’opera nel suo insieme, il concept DOI, che risolve sempre alla versione più recente. Nei metadati registrati presso DataCite la relazione è esplicita: il DOI della versione dichiara di essere una versione del concept DOI (IsVersionOf), e il concept DOI dichiara di avere quella versione (HasVersion). Quale citare? Il DOI di versione quando conta il documento esatto, per esempio il PDF letto in una data; il concept DOI quando si vuole rimandare alla guida come opera, qualunque sia l’edizione corrente.
Perché una guida professionale ha bisogno di un DOI
Una guida pubblicata da un’associazione vive di norma come PDF a un indirizzo del sito. Basta un cambio di dominio o di percorso perché ogni citazione fatta in una tesi, in un documento aziendale o in una bibliografia smetta di funzionare. Il DOI risolve questo problema e ne aggiunge altri tre: rende la citazione univoca, perché autore, anno, titolo, editore e licenza stanno nei metadati registrati; rende la pubblicazione leggibile dalle macchine, che dai metadati DataCite sanno che si tratta di un rapporto, di chi è e con quale licenza; la rende visibile negli aggregatori che leggono DataCite e OpenAIRE. Va detto con la stessa chiarezza che cosa un DOI non è. Non è una peer review né un giudizio sul contenuto: identifica il documento, non lo valuta. Non è un ISBN, che identifica un’edizione libraria e si ottiene da un’agenzia nazionale con un prefisso editore, e non è un ISSN, che identifica una pubblicazione periodica. Un DOI dice «questo documento esiste ed è questo»; la qualità va giudicata leggendo.
Il caso AIPIA: tre guide con DOI
Nel 2026 AIPIA ha depositato su Zenodo, nella propria comunità, tre guide del Comitato Tecnico-Scientifico, ciascuna con un DOI di versione per il PDF e un concept DOI per l’opera. La tabella riporta i valori così come stanno nel registro dell’Associazione.
| Guida (deposito del Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA, 2026) | DOI della versione (PDF) | Concept DOI |
|---|---|---|
| AI e Privacy: usare l’AI rispettando il GDPR | 10.5281/zenodo.22262661 | 10.5281/zenodo.22262660 |
| Intelligenza Artificiale per la Scuola e i Docenti | 10.5281/zenodo.22262579 | 10.5281/zenodo.22262578 |
| Sicurezza e Intelligenza Artificiale | 10.5281/zenodo.22262623 | 10.5281/zenodo.22262622 |
I metadati registrati presso DataCite dicono per ciascun deposito: autore «Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA», editore l’Associazione, tipo di risorsa «Report», versione 1.0, anno 2026, licenza Creative Commons Attribuzione, Non commerciale, Non opere derivate 4.0, e il collegamento alla pagina della guida sul sito. Lo stato dei sei DOI, tre di versione e tre concept, è «findable», cioè registrato e ricercabile. Le tre pagine delle guide, AI e Privacy, AI per la Scuola e i Docenti e Sicurezza e AI, portano una banda «Cita questa guida» con i due DOI e la citazione suggerita; il registro Identità e identificativi li riunisce in una tabella e dichiara che i DOI sono registrati presso DataCite e si risolvono da doi.org. La collana AIPIA Studies in Applied AI, il cui primo volume è in preparazione, adotta lo stesso metodo: un DOI per ogni volume e per ogni edizione linguistica. Per AIPIA i tre depositi sono un precedente di metodo, non un titolo: rendono citabili tre documenti gratuiti e lasciano a chi legge il giudizio sul contenuto.
Domande frequenti
Che cos’è un DOI?
Il DOI, Digital Object Identifier, è l’identificativo persistente di un oggetto fisico, digitale o astratto, governato dalla DOI Foundation secondo la norma ISO 26324: una stringa formata da un prefisso che comincia con «10.», una barra e un suffisso, registrata presso un’agenzia con i suoi metadati e risolvibile dal servizio doi.org, che reindirizza all’indirizzo corrente dell’oggetto anche quando questo cambia. La risoluzione è gratuita e i metadati si aggiornano senza cambiare il codice.
Che differenza c’è tra concept DOI e DOI di versione?
Su Zenodo ogni versione di un deposito è un record con file, metadati e DOI propri, così chi cita una versione precisa sa che i file non sono cambiati, mentre il concept DOI rappresenta l’opera nel suo insieme e risolve sempre alla versione più recente. Nei metadati DataCite il DOI di versione dichiara di essere una versione del concept DOI e questo dichiara di avere quella versione. Si cita il primo per il documento esatto, il secondo per l’opera.
Un DOI garantisce la qualità di una pubblicazione?
No, un DOI identifica un documento e lo rende raggiungibile e citabile nel tempo, con metadati registrati su autore, anno, editore e licenza, ma non è una peer review, non è una valutazione del contenuto e non dice nulla sulla correttezza o sull’utilità di ciò che identifica, che va giudicato leggendo il documento. Non è neppure un ISBN o un ISSN, che identificano rispettivamente un’edizione libraria e una pubblicazione periodica.
Come si cita una guida AIPIA con il DOI?
Si citano l’autore, il Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA, l’anno 2026, il titolo del deposito, l’editore, AIPIA, Associazione Italiana Professionisti dell’Intelligenza Artificiale, e il DOI scritto come indirizzo completo https://doi.org/ seguito dal codice, usando il DOI di versione se si cita il PDF letto e il concept DOI se si rimanda alla guida come opera. La citazione suggerita, già composta, sta nella banda «Cita questa guida» di ciascuna pagina.
Fonti
- DOI Foundation, «What is a DOI?»: definizione, sintassi prefisso/suffisso, resolver doi.org, persistenza, ISO 26324
- DOI Foundation, «Key facts on Digital Object Identifier System»
- DataCite, «DOI Basics»: agenzie di registrazione, prefisso senza significato, DOI mostrato come URL
- DataCite, «What we do»: missione e identificativi persistenti per i risultati della ricerca
- Crossref, documentazione: l’agenzia di registrazione dell’editoria accademica
- Zenodo, «About»: origine con OpenAIRE, CERN, lancio nel maggio 2013, nessun vincolo di formato o licenza
- Zenodo, «Manage versions»: ogni versione è un record con identificativo proprio, collegato alle altre
- OpenAIRE, scheda del servizio Zenodo: data center CERN, software Invenio, metadati CC0, comunità
- DataCite, record del DOI di «AI e Privacy: usare l’AI rispettando il GDPR» (interfaccia pubblica dell’agenzia di registrazione)
- DataCite, record del DOI di «Intelligenza Artificiale per la Scuola e i Docenti»
- DataCite, record del DOI di «Sicurezza e Intelligenza Artificiale»
Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2026.
di Redazione AIPIA
Contenuti a cura della redazione dell'Associazione Italiana Professionisti dell'Intelligenza Artificiale.
























