Strategia

Scegliere un fornitore di AI: cosa verificare prima di firmare il contratto

Un fornitore di AI si sceglie su dati, contratto e uscita, non su funzioni e canone. Con il servizio si acquistano anche le dipendenze del fornitore, le sue scelte di addestramento e il suo modo di cambiare il prodotto. La guida AIPIA Scegliere e contrattualizzare un fornitore di AI spiega cosa verificare prima di firmare e come governare il rapporto negli anni.

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Chi cerca come scegliere un fornitore di intelligenza artificiale parte quasi sempre da un fatto concreto. Un assistente generativo è comparso in un gestionale già in uso, oppure un’offerta va firmata e nessuno ha letto le condizioni. Le procedure di acquisto confrontano funzioni e canone, che con l’AI sono le due cose che contano meno.

Comprare AI non è comprare software

Un software tradizionale fa quello che dice il manuale, allo stesso modo oggi e fra un anno. Un servizio di AI è un comportamento statistico: il modello può essere sostituito dal fornitore, i dati escono dall’organizzazione, l’esito varia a parità di richiesta.

I tre ruoli secondo l’AI Act

Nel Regolamento (UE) 2024/1689 il fornitore immette il sistema sul mercato, mentre il deployer lo utilizza sotto la propria autorità con supervisione umana e registri. Chi integra e modifica in modo sostanziale un prodotto acquistato, o lo presenta con il proprio nome, può assumere gli obblighi del fornitore. La guida chiede quindi una previsione scritta: se il sistema rientra nell’allegato III, chi è fornitore, quale documentazione viene consegnata.

Dove vanno i dati e cosa ne resta

Se una sola verifica dovesse essere fatta, la guida indica questa, con cinque domande al fornitore e risposte scritte allegate al contratto.

  1. Riutilizzo: i dati inseriti addestrano i modelli del fornitore o dei subfornitori, ed è disattivabile?
  2. Luogo: in quali paesi avvengono trattamento e conservazione, con quali garanzie fuori dall’Unione?
  3. Conservazione: per quanto tempo restano dati e cronologie, con quale cancellazione automatica?
  4. Accesso: chi presso il fornitore può leggere i dati, a quali condizioni e con quale tracciamento?
  5. Fine del rapporto: in quali tempi e formati tornano i dati, e chi attesta la cancellazione?

Le risposte confluiscono nell’accordo sul trattamento previsto dall’articolo 28 del GDPR, il quadro che la guida su AI e privacy approfondisce. L’esclusione del riutilizzo per l’addestramento è la clausola su cui non transigere: se manca, i dati vengono usati. Le condizioni cambiano fra piano gratuito e aziendale, e l’uso della versione gratuita con account personali è la shadow AI trattata in un’altra guida AIPIA.

Cosa succede quando il modello cambia

I livelli di servizio misurano la disponibilità, ma un servizio di AI resta online e si comporta in modo diverso da ieri. È il punto più trascurato: il fornitore sostituisce il modello e le istruzioni messe a punto in sei mesi producono risultati diversi. Le clausole da chiedere sono quattro: preavviso con termine definito, versione stabile identificata, sovrapposizione fra vecchia e nuova versione, comunicazione anticipata delle dismissioni. Il cliente conserva comunque un proprio insieme di casi di prova da rieseguire, per accorgersi di un cambiamento prima di un cliente.

Proprietà, uscita e lock-in: cosa resta quando si cambia fornitore

Input, output e personalizzazioni sono tre oggetti con tre regimi diversi, e un contratto standard spesso ne disciplina uno solo. Gli input restano del cliente con una licenza limitata all’erogazione del servizio, e sugli output vanno verificati uso commerciale e attribuzione. Le personalizzazioni, cioè istruzioni, basi di conoscenza e flussi, accumulano il valore maggiore e quasi nessun contratto dice a chi appartengono.

Le clausole di uscita si negoziano prima di entrare: restituzione in formati aperti, cancellazione attestata, accesso transitorio e recesso senza penali se cambiano condizioni essenziali. Il lock-in si forma su dati, istruzioni, integrazioni e competenze, e si limita con esportazioni periodiche, archivio proprio e uno strato intermedio di integrazione. La formazione sul metodo riduce la dipendenza, quella sul singolo prodotto la aumenta, come spiega la guida sull’alfabetizzazione all’AI.

Un caso tipico: la base di conoscenza costruita in un anno

Un’impresa carica in un anno duemila documenti in un servizio di AI, mette a punto un centinaio di istruzioni e forma venti persone. Al rinnovo il fornitore aumenta il canone, e l’impresa scopre che le istruzioni non si esportano e l’indicizzazione resta presso il fornitore. Ricostruire quel patrimonio costa più dell’aumento, e l’impresa rinnova senza alcuna trattativa. Bastava conservare le istruzioni in un archivio proprio e prevedere nel contratto l’esportabilità delle configurazioni.

La catena di subfornitura e il monitoraggio dopo la firma

Dietro il fornitore ci sono modello, infrastruttura e servizi accessori di terzi: la catena si ricostruisce con quattro domande scritte. Per chi rientra nella direttiva NIS2, la sicurezza della catena di approvvigionamento è parte di un obbligo e non una buona pratica. Dopo la firma la guida prevede una revisione ogni sei mesi su condizioni, servizio, uso interno, conformità e uscita, con una prova annuale di esportazione. Il monitoraggio fallisce quando non è di nessuno: per ogni fornitore rilevante serve un referente nominato, un nome accanto a una data.

Per chi è la guida: responsabili acquisti, area tecnica, chi presidia la protezione dei dati e chi redige i contratti. Nelle organizzazioni piccole i quattro ruoli coincidono in una o due persone.

La guida «Scegliere e contrattualizzare un fornitore di AI» (versione 1.0, settembre 2026, 36 pagine, Comitato Tecnico-Scientifico AIPIA) è riservata a soci e aventi diritto. Soci con quota attiva e corsisti Base o Advanced la scaricano dalla pagina della guida dopo l’accesso. Chi non è socio trova le condizioni nella pagina per iscriversi all’associazione italiana dei professionisti dell’intelligenza artificiale.

Domande frequenti

Comprare un servizio di intelligenza artificiale è come comprare un software?

No: un software tradizionale fa quello che dice il manuale oggi e fra un anno, mentre un servizio di AI è un comportamento statistico che dipende da un modello sostituibile dal fornitore, riceve dati che escono dall’organizzazione e poggia su una catena di subfornitori. Le domande decisive riguardano dati, cambiamenti del modello, proprietà delle personalizzazioni e condizioni di uscita.

Quali clausole verificare nel contratto con un fornitore di AI?

Le clausole da verificare nel contratto con un fornitore di AI coprono cinque aree: accordo sul trattamento dei dati con esclusione del riutilizzo per l’addestramento, preavviso sui cambiamenti del modello, titolarità di input, output e personalizzazioni, limitazioni di responsabilità e manleva, e clausole di uscita. Se il contratto non è negoziabile, si verifica se un piano superiore contiene già la clausola o se una configurazione tecnica produce lo stesso effetto.

Come si limita il lock-in con un fornitore di AI?

Il lock-in con un fornitore di AI si limita su quattro fronti: esportazione periodica dei dati in formati aperti, istruzioni e configurazioni conservate in un archivio proprio, uno strato intermedio che isola i sistemi interni dal fornitore, e formazione sul metodo invece che sul prodotto. La domanda utile non è come essere indipendenti, ma quanto costerebbe cambiare fornitore fra un anno.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2026.

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La guida AIPIA su questo tema

Scegliere e contrattualizzare un fornitore di AI

Riservata a soci e aventi dirittoNuova Versione 1.0, settembre 2026 36 pagine in PDF

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